Dopo il positivo riscontro registrato ad Roma Arte in Nuvola, Giovanni Scucces accoglie nel suo splendido contenitore di arti ed eccellenze siciliane SACCA a Modica la mostra “L’Io, Noi e i Luoghi”. Protagonisti sono il talento e la visione artistica di due artisti in dialogo: Marilina Marchica (Agrigento, 1984) e Gabriele Salvo Buzzanca (Barcellona Pozzo di Gotto, ME – Venezia, 1986). Dato l’interesse riscosso in fiera, la galleria ha voluto inserire in programmazione una mostra basata su quel nucleo di opere e integrarlo con alcune novità. La mostra, inaugurata il 22 Febbraio scorso, è visitabile fino al 6 Aprile e la curatela è dello stesso Scucces, grande appassionato e imprenditore visionario che nulla lascia al caso.
Arte e paesaggio, un legame indissolubile
Le opere in mostra si concentrano sul rapporto tra l’uomo e il suo ambiente, un dialogo costante che si sviluppa sia sul piano personale (Io) che su quello collettivo (Noi). Il paesaggio, elemento cardine di questa esposizione, diventa così un testimone silenzioso delle nostre esistenze, riflettendo i cambiamenti sociali, culturali ed economici.
Il territorio non è solo uno spazio fisico, ma una stratificazione di memorie e identità che si trasformano nel tempo. Come sottolineato dal concetto di “non luoghi” elaborato dll’antropologo Marc Augé, la globalizzazione ha spesso portato alla perdita di identità degli spazi, generando ambienti anonimi privi di riferimenti storici e culturali. Questa tematica emerge chiaramente nelle opere di Buzzanca, in cui personaggi spaesati si muovono in scenari privi di riconoscibilità, e nei paesaggi evocativi di Marchica, che invece tenta di recuperare e preservare la memoria dei luoghi.
Marilina Marchica, Frammento Casa di FamigliaMarilina Marchica, Red LandscapeGabriele Salvo Buzzanca, La sogliaGabriele Salvo Buzzanca, Fuoco eterno (Vento di scirocco)
Astrazione e memoria: la poetica di Marilina Marchica
L’arte di Marilina Marchica si caratterizza per la capacità di condurre il paesaggio all’essenza più pura, attraverso una sintesi estrema che elimina il superfluo. Le sue opere, scarne di dettagli, trasmettono un senso di fragilità e poesia. L’artista utilizza materiali poveri o di recupero, come carte, ossidi minerali e terre, elementi che conferiscono alle sue opere una dimensione tattile, vissuta, materica. Le sue composizioni evocano la Sicilia, la sua terra d’origine, con i suoi altipiani assolati e le distese brulle che si dissolvono nell’orizzonte.
Un esempio emblematico del suo lavoro sono i “Landscapes”, paesaggi minimali e sospesi che incarnano luoghi dell’anima, capaci di risvegliare ricordi e sensazioni. Un altro ciclo significativo è quello dei “Frammenti”, in cui recupera e stratifica tracce del passato, come i calchi e i frottage realizzati a Poggioreale, piccolo borgo siciliano abbandonato dopo il terremoto del Belice.
Attraverso queste opere, Marchica si fa custode di memorie individuali e collettive e trasforma il processo artistico in un atto di conservazione e riscoperta del genius loci, che nella tradizione pagana degli antichi romani definiva l’anima, lo spirito buono o cattivo dei luoghi.
Scopri di più su Marilna Marchica: https://www.sacca.online/portfolio/marilina-marchica/
L’umanità sospesa nelle opere di Gabriele Salvo Buzzanca
Le opere di Gabriele Salvo Buzzanca esplorano la condizione umana attraverso una rappresentazione inquieta e straniante. I suoi personaggi appaiono turbati, svuotati, quasi attoniti: figure intrappolate in un’esistenza che non ammette debolezze né fallimenti. Immersi in scenari vaghi e indefiniti, talvolta irreali, sembrano sospesi tra un presente alienante e un futuro incerto.
I volti delle sue figure non si rivolgono mai direttamente allo spettatore, come se volessero evitare un ulteriore confronto con una realtà opprimente. Sono maschere pirandelliane, strumenti di difesa contro una società sempre più virtuale, edulcorata e disumanizzante. Ma al tempo stesso, sono i volti di uomini e donne comuni, travolti dall’ansia di un futuro che appare sempre meno attraente.
Il contrasto tra illusione e realtà è un elemento ricorrente nel lavoro di Buzzanca. I suoi paesaggi, dai colori accesi e dalle tonalità talvolta innaturali, evocano un mondo esteticamente attraente, quasi idilliaco. Tuttavia, dietro questa patina di perfezione si nascondono insidie e inquietudini, riflessioni sui temi più attuali della società contemporanea. In altre opere, invece, emerge una sensazione di sospensione, come se tutto fosse in attesa di un cambiamento imminente.
Buzzanca trasforma il paesaggio in uno specchio emotivo del nostro tempo, un luogo in cui si riflettono ansie, aspettative e trasformazioni. Una visione che richiama le parole del filosofo Henri-Frédéric Amiel: “Qualsiasi paesaggio è uno stato d’animo”.
Scopri di più su Gabriele Salvo Buzzanca: https://www.sacca.online/portfolio/gabriele-salvo-buzzanca/
Tutto quello che c’è da sapere sulla mostra
L’esposizione rimarrà aperta fino al 6 aprile 2025 presso la galleria SACCA di Modica. Un appuntamento consigliato a tutti gli appassionati di arte contemporanea e a chiunque voglia immergersi in un viaggio visivo e concettuale tra passato, presente e futuro e scoprire due grandi talenti dell’arte contemporanea siciliana.
📍 Dove: galleria SACCA, Modica (RG), via Sacro Cuore 169/A 📅 Quando: fino al 6 aprile 2025 🎨 Artisti: Marilina Marchica e Gabriele Salvo Buzzanca
Personalità creativa e poliedrica, Valentina Gramazio è una cantante, songwriter, performer, giornalista, discografica indipendente, pubblicitaria e instancabile operatrice culturale attiva in Lombardia, in Veneto e in Sicilia. Socia dell’etichetta Jazzy Records, curatrice del Crema Jazz Art Festival, produttrice di eventi legati alla promozione della cultura della musica Jazz. È un’appassionata di musica, arte, letteratura, fotografia e cinema. Ama i fiori ma non ha il pollice verde, tuttavia coltiva l’arte dell’umorismo e quella del buon umore, che non sono necessariamente sinonimi.
L’artista siciliana si racconta in un progetto composito di poesia e grafica, il libro “NOTE DI CAOS. Appunti di vita”, che sarà presentato il 27 febbraio a Catania nel corso della sua prima mostra personale
Che cosa succede quando il caos si insinua talmente a fondo nella nostra vita tanto da divenire un mezzo per esprimerci e per rivelare in modo diretto chi siamo? Francesca Patanè se lo è chiesto e lo racconta e lo illustra nel suo primo libro, “NOTE DI CAOS. Appunti di vita”, un’opera in cui mette a nudo sé stessa e che nasce dall’urgenza di dare forma all’informe, di trasformare pensieri sparsi in un intreccio di parole e immagini. Il progetto sarà presentato ufficialmente il 27 febbraio a Catania, presso Piazza Scammacca, nel contesto di una mostra personale. “NOTE DI CAOS. Appunti di vita” è una raccolta di versi e riflessioni che esplora l’universo interiore dell’autrice attraverso una fusione originale tra arti di diversa natura: la poesia e la grafica. L’autrice è Francesca Patanè, brillante creativa siciliana, di professione graphic designer, che in questo originale progetto ha fatto confluire i suoi molteplici talenti: la grafica pubblicitaria, ma anche la scrittura e la capacità introspettiva, qui utilizzata quasi come fosse una matita, un colore, o… un mouse per mettere su carta nuovi mondi e nuovi significati.
Un libro e una mostra come progetto unico e coerente
“NOTE DI CAOS. Appunti di vita” esplora con uno stile che unisce il minimalismo grafico a una scrittura sincera e diretta le molteplici sfaccettature dell’esperienza umana: l’amore, i ricordi, gli errori e la continua ricerca del significato dietro la nostra esistenza. Per l’autrice la scrittura diventa un mezzo per raccontare la sopravvivenza e la resistenza di fronte al caos della vita, senza giudizio ma con una profonda condivisione emotiva. Ecco perché Francesca definisce il libro “un atto di esplorazione e di gratitudine, un grazie a braccia aperte”. Con una prosa intima e allo stesso tempo universale, le pagine affrontano le contraddizioni della vita con sincerità, senza filtri, offrendo al lettore un’esperienza intensa e, soprattutto condivisibile. Una conferma del fatto che tanti pensieri, emozioni, dubbi e sofferenze che attraversano le nostre giornate sono esperienze comuni a chiunque: in queste poesie-esternazioni possiamo riconoscere noi stessi, specchiarci e ritrovarci un po’ meno soli nel caos della vita che il titolo del progetto, giustamente, mette al centro della narrazione. Il volume, che è uscito ufficialmente il 12 febbraio scorso verrà presentato al pubblico giovedì 27 Febbraio nel corso di una mostra personale, naturale estensione visiva del libro, allestita nella “sala teatro” di Piazza Scammacca, il mercato coperto catanese contenitore di sapori, cultura ed esperienze. Per l’esposizione Francesca ha selezionato 15 opere di medio e grande formato, in bianco e nero e a colori. Potremmo definirli “quadri del sé”, questi artwork che reinterpretano i testi dell’autrice attraverso una sintesi grafica essenziale e d’impatto, creando un ponte tra linguaggio visivo e narrativo. Durante l’evento, sarà possibile acquistare stampe su commissione e il libro in un’edizione limitata e numerata.
L’autopubblicazione, un atto di libertà creativa
Il progetto è stato interamente autopubblicato: l’autrice ne ha curato ogni fase della realizzazione, dalla scrittura alla progettazione grafica, fino alla scelta del formato e della distribuzione (che avverrà via Amazon in formato fisico e eBook); anche l’allestimento della mostra è frutto della sua dimestichezza con la produzione e la fruizione delle immagini. Questo approccio, peraltro, le ha permesso di mantenere una solida coerenza estetica e concettuale e ha trasformato il libro in un’opera d’arte a tutti gli effetti, in cui ogni dettaglio riflette la sua visione personale e la sua sensibilità artistica. Con questa scelta, Francesca Patanè dimostra come la strada dell’autoproduzione possa essere un’opportunità per avere un maggiore controllo sulla propria arte.
L’artista
Francesca Patanè è un’artista e designer nata a Taormina nel 1985 e attualmente residente a Catania. Dopo una formazione in Graphic Design all’Accademia di Belle Arti e un’esperienza di otto anni a Berlino, ha sviluppato un linguaggio espressivo che mescola poesia e design, influenzato dalla letteratura, dalla geometria e dalla memoria. Le sue opere hanno trovato spazio in mostre collettive e in boutique artistiche, trasformandosi anche in collezioni di abbigliamento e accessori.
La mostra
📅 Data: Giovedì 27 febbraio 2025 🕕 Orario: 18:30 📍 Luogo: Piazza Scammacca, 9 – Catania 🎟 Ingresso: libero e gratuito 📞 Info e contatti: francesca.patane.design@gmail.com 📸 Instagram: @francesca.patane.design
Il libro
Titolo: NOTE DI CAOS. Appunti di vita Autore: Francesca Patanè Data di uscita: 12/02/2025 Disponibile su: Amazon (versione e-book e cartacea) https://www.amazon.it/dp/B0DVRSLM7S
Piazza Scammacca
Il primo mercato metropolitano di Catania: una piazza coperta che ospita 4 ristoranti monotematici, una pizzeria, un cocktail bar, una cantina ed uno spazio dedicato agli eventi, con cucine a vista e servizio al tavolo condiviso per tutti i locali.
Personalità creativa e poliedrica, Valentina Gramazio è una cantante, songwriter, performer, giornalista, discografica indipendente, pubblicitaria e instancabile operatrice culturale attiva in Lombardia, in Veneto e in Sicilia. Socia dell’etichetta Jazzy Records, curatrice del Crema Jazz Art Festival, produttrice di eventi legati alla promozione della cultura della musica Jazz. È un’appassionata di musica, arte, letteratura, fotografia e cinema. Ama i fiori ma non ha il pollice verde, tuttavia coltiva l’arte dell’umorismo e quella del buon umore, che non sono necessariamente sinonimi.
Chitarrista raffinato e compositore promettente, fresco di primo posto al concorso per giovani talenti “Chicco Bettinardi”, il chitarrista Carlo Alberto Proto esordisce da solista con Flamingo, un album che intreccia esperienze, passioni e influenze musicali che spaziano dal Jazz mediterraneo al flamenco. Pubblicato da Jazzy Records e prodotto con la collaborazione del pianista e compositore Giovanni Mazzarino, il lavoro rivela una visione del Jazz che fonde tradizione e innovazione come chiave per incontrare un pubblico sempre più trasversale rispetto ai generi musicali, costantemente alla ricerca di idee, qualità ed emozioni. In questa intervista Carlo Alberto ci racconta la genesi di Flamingo, il suo amore per la musica nato tra le corde della chitarra e maturato attraverso collaborazioni di prestigio e i suoi successi frutto di passione e grande impegno.
Le immagini e il video sono di Nunzio Santisi
La cover dell’album
Ciao Carlo, come è entrato il Jazznella tua vita?
Mio padre è sempre stato un grande appassionato di rock, e in casa mia la musica di ogni genere ha sempre avuto un ruolo centrale. A tredici anni, affascinato dai miei “guitar heroes” – Carlos Santana, David Gilmour, Eric Clapton, Jimi Hendrix – chiesi ai miei genitori una chitarra elettrica. Da quel momento non me ne separai più. Iniziai il mio percorso musicale sotto la guida del Maestro Maurizio Salerno, che mi introdusse all’ascolto del Jazz. Gli anni di studio furono all’insegna della scoperta e del divertimento: trascorrevo interi pomeriggi ad assimilare i miei soli e riff preferiti, esplorandone il linguaggio musicale con entusiasmo. Terminato il Liceo, decisi di dedicarmi completamente alla musica e tentare l’ammissione al Conservatorio nel corso di Chitarra Jazz. Fin dai primi ascolti, rimasi affascinato dalle armonie raffinate, dai mille colori sonori e, soprattutto, dall’incredibile libertà espressiva che il jazz offre ai suoi musicisti. È proprio questo aspetto artistico ad avermi conquistato: il Jazz è ricerca del bello, è espressione autentica di sé, fatta di emozioni, idee, energia. Un’arte libera, senza compromessi commerciali a contaminarne la purezza creativa. Per me, il jazz è proprio questo: Ars gratia artis.
Quali sono stati i tuoi ascolti, quali le esperienze importanti?
Il mio percorso di ascolto è iniziato con chitarristi leggendari come Django Reinhardt e Wes Montgomery, per poi espandersi a figure fondamentali del pre be-bop, come Louis Armstrong, Lester Young e le grandi orchestre di Count Basie e Benny Goodman. Ancora oggi ascolto molto i chitarristi: la chitarra è uno strumento estremamente particolare, e mi affascina sempre scoprire le soluzioni armoniche, tecniche e timbriche che i grandi riescono a trovare, tracciando la strada per noi comuni mortali! Oggi i miei principali punti di riferimento sono Pat Metheny, Peter Bernstein, John Scofield e Kurt Rosenwinkel. Tra le esperienze formative più significative, sicuramente spiccano gli anni in Conservatorio con il Maestro Giovanni Mazzarino. Oltre a trasmetterci un metodo e una chiave di lettura per entrare nel mondo del jazz, ha sempre incentivato la nostra crescita attraverso concerti in combo, Big Band e masterclass. Dopo il Conservatorio, ho trascorso nove mesi in Andalusia presso il Jazz Club “Clasijazz”, dove ho avuto l’opportunità di suonare in diversi progetti con musicisti di varie nazionalità e di incidere un disco con la ClasiJazz BigBandPro, un’orchestra che riunisce alcuni tra i migliori jazzisti di Spagna. Un’esperienza straordinaria, resa ancora più speciale dalla presenza di un autentico monumento della storia del jazz mondiale: Bobby Watson.
Il Concorso Nazionale “Chicco Bettinardi” è una delle competizioni più prestigiose per i giovani talenti del jazz in Italia. Cosa ha significato per te partecipare e vincere questo premio?
Partecipare al Bettinardi mi ha dato l’opportunità di confrontarmi con musicisti straordinari e di esibirmi in un contesto altamente stimolante. Aver ricevuto questo meraviglioso premio insieme al talentuosissimo Andrea Paternostro è una grande soddisfazione, non solo per il riconoscimento in sé, ma perché conferma che la mia ricerca musicale sta andando nella giusta direzione. È stata una serata di altissimo livello e sono onorato di aver condiviso il palco con artisti così talentuosi.
Carlo Alberto Proto e Andrea Paternostro, primi classificati al Concorso Chicco Bettinardi 2025
Come è nato il progetto del tuo primo album solista “Flamingo”?
Sin dall’inizio dei miei studi musicali, ho dedicato particolare attenzione all’aspetto compositivo, accumulando diverse composizioni nel “cassetto”. Dopo il mio ritorno dalla Spagna, iniziai una serie di incontri con il Maestro Mazzarino. Di volta in volta, gli presentavo una nuova composizione che suonavamo insieme e sulla quale il Maestro operava gli arrangiamenti. Giunti ad un numero considerevole di brani arrangiati, il Maestro mi disse: ”È arrivato il momento di registrare!”
Che cosa rappresenta per te questo album? C’è un messaggio o un tema centrale che vuoi trasmettere?
Questo lavoro ha un sapore unico poiché racchiude esperienze di vita, racconti, emozioni e affetti. Il mio motto è “alle esperienze e agli affetti”: alla fine, ciò che conta è ciò che hai vissuto e le persone che ti vogliono bene. “Flamingo” ha un significato particolare, richiamando non solo la copertina dell’album dal suono ipnotico delle tastiere “Mr. Hands” di Herbie Hancock, con il suo fenicottero, ma anche rendendo omaggio alla Spagna, poiché in spagnolo “fenicottero” si traduce in “flamenco”. Ecco, questo album rappresenta un tributo profondo alle emozioni e alle esperienze che ho vissuto.
In un tuo recente post pubblicato sui social hai parlato del Maestro Giovanni Mazzarino come di una guida fondamentale. In che modo il suo insegnamento ha influenzato il tuo approccio alla musica e al jazz?
Il Maestro mi ha trasmesso una visione profonda del jazz, insegnandomi a cercare sempre l’essenza della musica oltre la tecnica. Con lui ho affinato il senso dell’armonia, l’importanza dell’interplay e il valore della ricerca stilistica. Il suo modo di concepire la musica mi ha spinto a sviluppare una voce personale sulla chitarra, mantenendo sempre un forte legame con la tradizione ma senza rinunciare all’esplorazione sonora. È stato un immenso onore collaborare con il Maestro per questo disco. Fin dalla prima volta in cui l’ho ascoltato all’opera, ho potuto apprezzarne la straordinaria competenza e l’altruismo nel mettersi a disposizione degli altri musicisti, in particolare dei più giovani. I brani non suonerebbero così senza il suo prezioso contributo. Dal punto di vista pianistico, ho particolarmente apprezzato due tratti distintivi della sua arte: la scelta dei voicing, sempre volti ad esaltare la melodia, e il suo solismo di altissimo livello. Non potrei essere più soddisfatto di questa collaborazione.
Giovanna Magro e Giovanni Mazzarino
Alcuni brani sono cantati da Giovanna Magro. Come è nata questa collaborazione e cosa ha portato di unico al progetto?
Collaboro con Giovanna Magro da molti anni. Oltre a possedere una straordinaria padronanza del suo strumento e una profonda conoscenza della sua arte, ciò che apprezzo di più in lei è il suo timbro meraviglioso e la forza espressiva che riesce a infondere in ogni interpretazione. Quando inizia a cantare, è subito magia. Inoltre, Giovanna ha composto i testi di due brani presenti nell’album: “Atardecer” e “You’re That Place”. Credo che non avrebbe potuto trovare parole migliori per esprimere le emozioni intrinseche a queste composizioni.
Francesco Scopelliti alla batteria e Tommaso Pugliese al contrabbasso nell’album sono i musicisti che hai scelto per accompagnarti in questa esperienza… perché hai scelto loro?
Entrambi sono musicisti di grande talento, con una ritmica solida e una notevole creatività. La loro presenza ha conferito un valore aggiunto al progetto. Vorrei anche sottolineare che sicuramente, oltre alla solidità del gruppo, la differenza l’ha fatta chi ha registrato e datoforma sonora al nostro lavoro ossia Vincenzo Cavalli, un professionista eccezionale, dotato di un grande orecchio e capacità di interpretare rapidamente le richieste dei musicisti. Sono molto soddisfatto del suono che ha conferito al disco.
Carlo Alberto al Sonoria StudioTommaso PuglieseFrancesco ScopellitiAl lavoro per la registrazione di Flamingo
Prima di Flamingo è uscito il singolo “Cabo de Gata”. So che c’è una storia dietro questo brano…
Cabo de Gata è una riserva naturale di straordinaria bellezza, caratterizzata da spiagge incontaminate e calette stupende, prive di qualsiasi segno di presenza umana. Ho vissuto momenti magici in questo luogo di bellezza intatta, sperimentando una spensieratezza simile a quella dell’infanzia. Il brano è suddiviso in tre sezioni. Nella sezione A, ho scelto un ritmo incalzante, ispirato alle ritmiche Partido Alto tipiche dello stile chitarristico di João Bosco. Questo ritmo evoca l’adrenalina di chi sa di dover affrontare una giornata meravigliosa, come quando eravamo in viaggio per Cabo de Gata. Per la sezione B, ho optato per un ritmo diverso, inquadrabile nel bolero. La melodia e gli accordi sono fortemente influenzati dalle tonnellate di flamenco che ho ascoltato durante la mia permanenza in Andalusia. La sezione C, in contrapposizione con le altre due, è suonata in “Half Time Feel”, con un tempo Even Eight’s Latin feel e caratterizzata da un susseguirsi di accordi molto tensivi e moderni: min (Maj7). Il finale riporta l’ascoltatore nuovamente in Andalusia, con una melodia suonata all’unisono da tutti gli strumenti.
Il Jazz è tutt’altro che morto e, finchè ci sarà interesse per la musica autentica, non morirà mai.
Quali sono i tuoi brani preferiti nell’album e perché?
Ogni brano è speciale, poiché racconta un momento di vita, un’emozione o uno stato d’animo diverso. Forse il più intenso è “Atardecer”, un brano ispirato a una passeggiata serale con Giovanna, durante la quale ci siamo soffermati ad ammirare uno dei tanti tramonti andalusi. In quel momento, la musica è fluita dalle mie mani in modo quasi spontaneo. Giovanna, avendo condiviso con me sia il momento che l’emozione che hanno dato vita al brano, è riuscita a trasmettere tutta l’intensità attraverso il testo e la sua toccante interpretazione.
Come vedi l’evoluzione del Jazz oggi e quale pensi sia il suo ruolo nella musica contemporanea?
Il Jazz è tutt’altro che morto e, finché ci sarà interesse per la musica autentica, non morirà mai. Tuttavia, ritengo molto remota la possibilità di uscire dallo stato di “musica di nicchia”. In una società sempre più frenetica, con meno tempo a disposizione, diventa sempre più difficile trovare nel pubblico generale potenziali fruitori di jazz. Questo è dovuto alla soglia di attenzione media ai minimi storici e all’utilizzo della musica rilegato a sottofondo per altre attività: purtroppo la qualità dei prodotti che “passano” per i canali principali (radio,tv,social networks) risente tremendamente di questi due aspetti.
Quali consigli daresti ai giovani musicisti che vogliono intraprendere una carriera nel Jazz?
Il consiglio che mi sentirei di dare anche a me stesso, considerandomi ancora relativamente giovane, è di seguire la propria passione, di essere sempre autentici e di non considerare mai di essere arrivati a destinazione: il percorso di apprendimento è infinito.
L’artista
Carlo Alberto Proto, chitarrista e compositore siciliano di Maletto (CT), si è laureato con lode in Chitarra Jazz presso il Conservatorio “A. Corelli” di Messina sotto la guida di Giovanni Mazzarino. Ha affinato la sua formazione con maestri del calibro di Fabrizio Bosso, Enrico Intra, Bebo Ferra, Rosario Giuliani e Eddie Gomez.
Si esibisce come band leader in rinomati club europei, tra cui la Fundación ClasiJazz di Almería e The Concorde Club di Southampton. Dal 2017 collabora stabilmente con la cantante Giovanna Magro, portando i loro progetti su palcoscenici internazionali come il Teatro Antico di Taormina e il Sicilia Jazz Festival. Nel 2021 ha fondato il collettivo VARK3S, con cui ha vinto il premio “Miglior Composizione” all’International Jazz Festival Johnny Raducanu in Romania. Nel febbraio 2025 ha vinto il prestigioso Concorso “Chicco Bettinardi” ” per i giovani talenti promosso dal Piacenza Jazz Club.
Ha collaborato con big band come la Corelli Jazz Band e la Clasijazz Big Band Pro, condividendo il palco con artisti del calibro di Bobby Watson e Fabrizio Bosso. Il 5 ottobre 2024 è uscito il singolo Cabo de Gata, anteprima del suo album Flamingo (Jazzy Records). Attivo anche come docente, svolge un’intensa attività didattica in Sicilia.
Discografia
Flamingo – Carlo Alberto Proto feat. Giovanni Mazzarino (Jazzy Records, JR0034)
In The Valparaiso Foundation – Bobby Watson, Duccio Bertini & Clasijazz Big Band Pro (Clasijazz, 2022)
Composit – Giovanna Magro feat. Giovanni Mazzarino (Jazzy Records, JR0030)
Personalità creativa e poliedrica, Valentina Gramazio è una cantante, songwriter, performer, giornalista, discografica indipendente, pubblicitaria e instancabile operatrice culturale attiva in Lombardia, in Veneto e in Sicilia. Socia dell’etichetta Jazzy Records, curatrice del Crema Jazz Art Festival, produttrice di eventi legati alla promozione della cultura della musica Jazz. È un’appassionata di musica, arte, letteratura, fotografia e cinema. Ama i fiori ma non ha il pollice verde, tuttavia coltiva l’arte dell’umorismo e quella del buon umore, che non sono necessariamente sinonimi.
Modica, cuore nobile della Sicilia barocca, accoglie in questi giorni a Palazzo De Leva “This Must be the Place”, mostra del fotografo Ruggero Ruggieri. Inaugurata il 12 ottobre e visitabile fino a domenica 27, il progetto indaga l’anima più profonda dell’uomo e del mondo che lo circonda.
“This Must Be the Place”: il titolo della mostra è un omaggio al film di Paolo Sorrentino interpretato da uno Sean Penn trasfigurato nell’icona anni ’80 Robert Smith della band The Cure e ci racconta già molto dell’intento narrativo di Ruggero Ruggieri, fotografo trevigiano con radici modicane, protagonista di un’importante mostra in uno degli indirizzi più affascinanti di Modica, Palazzo de Leva. Tuttavia qui ci troviamo di fronte a una doppia citazione, perché “This Must be the Place” è a sua volta il titolo del brano che David Byrne scrisse nel 1983 per i suoi Talking Heads. È un ben orchestrato gioco di specchi insomma: le impressioni emotive del passato creativo, folle e visionario targato anni ’80, si riflettono e si moltiplicano in una serie di nuove immagini che tracciano un percorso di introspezione, dove la manipolazione fotografica operata da Ruggieri diventa una porta per accedere a significati altri. Lo sottolineano egregiamente le parole del curatore di questa esposizione, Giuseppe Cicozzetti:
“La fotografia di Ruggero Ruggieri, dopo che l’osservatore ha superato ogni naturale vertigine, spiega come le manipolazioni siano un elemento funzionale alla ricerca visuale. Non c’è dubbio che l’autore, la sua ricerca lo dimostra, si scosti dalla semplice raffigurazione del reale e che trasformi un dato, un dettaglio, un volto per inserirli in un quadro concettuale. La realtà dunque ne esce trasfigurata, piegata alle intenzioni del fotografo.
Con questa mostra modicana Ruggieri celebra due decenni di carriera dedicata alla fotografia come ricerca dell’essenza; Giuseppe Cicozzetti ha saputo valorizzare la complessità di questo lavoro, contestualizzandolo nel più ampio percorso dell’autore, sottolineando come le sue fotografie non siano semplici rappresentazioni della realtà, ma piuttosto uno strumento di indagine esistenziale, in cui ciascuno può ritrovare frammenti di sé e del proprio vissuto. Attraverso scatti che catturano l’ordinario, il quotidiano, la notte, l’artista ci invita a riflettere su ciò che siamo e su ciò che ci circonda. L’identità, tema centrale dell’esposizione, è declinata in mille sfumature. Non si tratta solo dell’identità individuale, ma anche di quella collettiva, di quella di un luogo, di una cultura. Dal testo critico del curatore:
Ruggero Ruggieri è abile a evitare le trappole che possano accostarlo a una fotografia piana: i suoi dubbi circa l’identità, gli stessi che girano intorno al trono del “chi siamo”, sono i nostri e non se ne allontana: il terribile e il grandioso si uniscono per convincerci che siamo altro da quello che vediamo nel riflesso di uno specchio, che l’identità altro non è che un apparato liquido, pronto a mutare.
Le immagini di Ruggieri, oltre la semplice rappresentazione visiva, ci spingono a interrogarci sul senso del tempo, della vita, dell’esistenza stessa. Può una fotografia porci una domanda? Certamente sì, anzi è il suo compito: This Must be the Place?
la locandina della mostra
Immagini dal Vernissage del 12 ottobre
Fotografie di Francesco Pitino scattate durante l’inaugurazione della mostra di Ruggero Ruggeri a Palazzo De Leva , Modica, pubblicate per gentile concessione dll’autore
Chi è Ruggero Ruggieri
Ruggero Ruggieri è un artista di fama internazionale, le cui opere sono state esposte in prestigiose gallerie e musei. La sua partecipazione a numerose mostre collettive e personali in Italia e in Europa, nonché la presenza delle sue fotografie nella collezione permanente del Museo della Fotografia di Charleroi, testimoniano il suo talento e la sua capacità di emozionare il pubblico. La mostra a Modica è un’occasione unica per immergersi nel suo mondo visionario. un’esperienza che non può mancare per tutti gli appassionati di fotografia e per coloro che desiderano intraprendere un viaggio alla scoperta di sé stessi.
Info utili per visitare la mostra
RUGGERO RUGGIERI – THIS MUST BE THE PLACE
Dove: Palazzo De Leva, via De Leva 14, Modica Quando: fino al 27 ottobre Orari: dal giovedì alla domenica, 17:00-20:00 Ingresso: gratuito
Personalità creativa e poliedrica, Valentina Gramazio è una cantante, songwriter, performer, giornalista, discografica indipendente, pubblicitaria e instancabile operatrice culturale attiva in Lombardia, in Veneto e in Sicilia. Socia dell’etichetta Jazzy Records, curatrice del Crema Jazz Art Festival, produttrice di eventi legati alla promozione della cultura della musica Jazz. È un’appassionata di musica, arte, letteratura, fotografia e cinema. Ama i fiori ma non ha il pollice verde, tuttavia coltiva l’arte dell’umorismo e quella del buon umore, che non sono necessariamente sinonimi.
Incontro con Stefano Gazzola, graphic designer udinese che ha contribuito con i suoi lavori a fare crescere molte aziende del suo territorio con uno stile fatto di eleganza, coerenza e creatività.
Pordenonese trapiantato a Udine, classe 1966, Stefano Gazzola è un Art Director con oltre 40 anni di esperienza nel campo del graphic design e della comunicazione visiva. Ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità nelle più importanti agenzie di comunicazione friulane lavorando per diversi marchi a livello internazionale. Nel 1997 ha fondato Portfolio, studio che con una sapiente combinazione di creatività, professionalità e competenza e un approccio ravvicinato e collaborativo con i clienti, gli ha permesso di diventare un vero “artigiano della comunicazione”, impegnandosi ad offrire sempre soluzioni efficaci e innovative. Comunic’arti lo ha incontrato per un’interessante chiacchierata sulla comunicazione, sul processo creativo e su come l’impatto sempre più invasivo delle tecnologie digitali sta cambiando un mestiere che qualcuno, come lui fa ogni ogni giorno, cerca ostinatamente di mantenere “umano”.
Dopo alcuni anni di esperienza all’interno di agenzie, hai compiuto molto presto il “grande passo” verso l’autonomia professionale fondando a Udine, città ricca di professionisti e di agenzie, la tua realtà: Portfolio. Come hai gestito la tua transizione da dipendente a imprenditore?
In realtà non c’è stata una vera e propria transizione perché non sono mai stato un dipendente all’interno di un’agenzia. Ho sempre preteso e avuto un’autonomia professionale e collaborato solo come free-lance. Questo mi ha permesso di seguire anche clienti e progetti miei e soprattutto di mantenere sempre vivo in me un approccio attivo, consulenziale, di pensare sempre come fossi un imprenditore. Questo mi ha reso sempre più coinvolto nei progetti, mi ha aiutato a sentirmi più vicino alla realtà dei clienti come un vero e proprio partner. Questo modo di pensare mi ha molto aiutato a gestire in modo più flessibile la mia dimensione di creativo e di imprenditore.
Qual è la tua filosofia di lavoro e cosa ti distingue dagli altri professionisti del settore?Quali sono le tue fonti di ispirazione nell’arte, nella cultura e nel design?
Metto la professionalità davanti a tutto, ossia la cultura del lavoro, l’affidabilità, la coerenza delle idee, l’esperienza. Ho affinato negli anni il mio stile personale che non è soltanto questione di estetica, ma anche di come mi pongo nei confronti del cliente e del suo progetto: con molto rispetto, cercando sempre un dialogo che ci consenta di coltivare un terreno comune su cui fare crescere l’identità dell’impresa attraverso la bellezza, la semplicità e lo stile. Creativamente faccio riferimento ai grandi maestri che mi hanno ispirato da giovane come Milton Glaser, Saul Bass, Bob Noorda, Bruno Munari, e a quelli della maturità professionale, fra cui Neville Brody, David Carson, Paula Scher. Il tutto sempre influenzato da una cultura POP/Rock prevalentemente americana sia in campo letterario che musicale.
Descrivici il processo creativo che affronti quando inizi un nuovo lavoro, sia esso di design, sul web o di altra natura.
Dal punto di vista di come sviluppo un’idea utilizzo da sempre lo stesso metodo, anche se ovviamente le tecnologie degli ultimi anni hanno influenzato sempre di più lo sviluppo e i tempi dei processi creativi. Prima di iniziare per me è fondamentale rileggere con attenzione gli appunti di briefing raccolti durante gli incontri con il mio cliente. Più sono approfonditi e precisi sono, minore sarà il margine di sbagliare il progetto. È importante ascoltare… e non tutti lo fanno. Successivamente su un foglio bianco comincio a visualizzare dei concetti che non necessariamente sono visuali… anche testuali. Inizio poi una fase di documentazione sia sul web sia libri e riviste per cercare l’ispirazione creativa come si dice… unire i puntini! Selezionati i migliori concetti inizio la vera e propria visualizzazione delle idee prima su carta e poi al computer e ne valuto l’efficacia in termini di comunicazione. Solo gli elaborati convincenti e che rispondono alle esigenze del cliente (non necessariamente le richieste) verranno presentati.
Il mondo della comunicazione e del design è in continua evoluzione e in questi ultimi due anni in particolare, viene fortemente influenzato dall’intelligenza artificiale. Tu come affronti il cambiamento?
Più che un cambiamento è una vera e propria rivoluzione. Porterà enormi cambiamenti nel nostro settore e non solo. Per quello che mi riguarda, la seguo, la studio, mi aggiorno e la utilizzo sempre di più… ma sempre come un utilissimo supporto tecnologico che fa risparmiare tempo nello sviluppo di immagini, idee e progetti. Trovo invece pericoloso l’utilizzo senza controllo che viene fatto della IA per creare immagini e messaggi fake.
Puoi condividere un esempio di come hai trasformato una visione creativa particolare in un progetto di successo per un cliente?
Qualche anno fa mi venne commissionato lo studio di un logo per un birrificio artigianale di montagna. Ovviamente il legame con il territorio e le origini carniche dovevano caratterizzarlo. Dalla ricerca di ispirazione nel web è emersa l’immagine di un monile con un simbolo celtico trovato proprio in quella zona del Friuli e che raffigurava tre spirali unite tra loro in una forma dinamica. Il processo creativo ha poi sostituito le spirali originali con dei luppoli stilizzati e reso il tutto graficamente attuale. Il risultato finale associato al nome del brand ha pienamente soddisfatto il committente e il grafico!
Come bilanci l’aspetto creativo della tua professione con le esigenze pratiche dei tuoi clienti? Adotti delle particolari strategie per mantenere elevati standard di qualità nei tuoi progetti, considerando la varietà dei settori in cui ti muovi e le richieste dei tuoi committenti?
Parto sempre dalla convinzione che bisogna focalizzarsi sull’efficacia del progetto e non solo sull’aspetto creativo. Il nostro compito è far parlare con la nostra comunicazione il marchio, cercando di essere originali e creativi… ma ricordandoci sempre che siamo comunque dei professionisti al servizio di un’impresa.
Continuare ad imparare, aggiornarsi, ispirarsi sempre ai più bravi, utilizzare le nuove tecnologie con personalità e non guardare troppo i social! Credo siano queste le mie strategie… naturali!
Quali sono le tendenze attuali nel mondo della comunicazione e del design che ritieni più rilevanti e come influenzano il tuo approccio al lavoro?E quali invece gli scenari futuri, secondo te?
Sinceramente non mi faccio influenzare da tutto quello che vedo e cerco di non seguire ogni nuova tendenza anche se ovviamente devo, per esigenze professionali tenerne conto. Preferisco osservare e studiare come comunicano nel mercato di riferimento i brand più importanti e influenti o quelli che hanno una grande visibilità.
Per quanto riguarda il futuro le tendenze nella moda, nella comunicazione e nel design rispecchieranno ancora e sempre più i cambiamenti culturali e sociali in corso, con una maggiore attenzione alla sostenibilità, alla diversità e all’innovazione. La comunicazione soprattutto continuerà a spostarsi sempre più verso le piattaforme digitali e i social media. Le tecnologie emergenti come l’intelligenza artificiale, la blockchain, la realtà aumentata e la realtà virtuale potrebbero cambiare radicalmente il modo in cui interagiamo e comunichiamo. Le distinzioni tra il mondo online e offline continueranno a sfumarsi, contaminarsi fino a fondersi, con un conseguente aumento dell’integrazione di tecnologie digitali nella vita quotidiana e nelle interazioni sociali.
Come misuri il successo di un progetto di comunicazione e design?
Dalla longevità di un progetto e dalla volontà del cliente di mantenere ancora uno stile/modo di comunicare che magari ha già qualche anno ma che continua a funzionare bene. Ecco in questo caso posso dirmi che ho fatto un buon lavoro.
Quali sono i tuoi obiettivi e le tue ambizioni per il futuro della tua attività?
Consolidare i rapporti di collaborazione con i clienti che mi hanno dato fiducia in questi anni, acquisirne di nuovi, possibilmente in settori in cui non ho mai lavorato (pochi in realtà!). Vorrei anche aprire a nuove collaborazioni con dei bravi professionisti e non necessariamente della comunicazione, per ampliare il respiro delle mie proposte e dei miei servizi. E ovviamente la mia più grande ambizione come creativo è realizzare il progetto più bello di sempre!
Quali consigli daresti a coloro che aspirano a una carriera in questo campo?
Di essere curiosi, affamati di conoscenza e di cose belle, ma nel contempo di cercare sempre la sostanza e non soffermarsi all’apparenza. In questo mondo ormai così evanescente dobbiamo saper essere consapevoli di noi stessi, della nostra fantasia e della nostra capacità di essere creativi, imprevedibili, passionali… ma sorprendenti. insomma, la nostra libertà di essere umani e quindi imperfetti!
Personalità creativa e poliedrica, Valentina Gramazio è una cantante, songwriter, performer, giornalista, discografica indipendente, pubblicitaria e instancabile operatrice culturale attiva in Lombardia, in Veneto e in Sicilia. Socia dell’etichetta Jazzy Records, curatrice del Crema Jazz Art Festival, produttrice di eventi legati alla promozione della cultura della musica Jazz. È un’appassionata di musica, arte, letteratura, fotografia e cinema. Ama i fiori ma non ha il pollice verde, tuttavia coltiva l’arte dell’umorismo e quella del buon umore, che non sono necessariamente sinonimi.
Preceduto dal singolo e dal videoclip “Pinocchio’s Blues”pubblicato il 1° settembre scorso, è ora disponibile in tutti i negozi e gli store digitali DOVE, primo album del trio formato dal chitarrista Antonio Grillo, dal contrabbassista Tommaso Pugliese e dal batterista Francesco Scopelliti. Al trio di musicisti calabresi si aggiunge in metà delle tracce il fuoriclasse della tromba Giovanni Amato. L’album è ulteriormente impreziosito dalla partecipazione della cantante Simona Daniele, protagonista (anche in veste di autrice del testo) del bonus track “While you go away”. Comunic’arti ha incontrato il trio a pochi giorni dalla pubblicazione di questo primo lavoro intriso di passione e voglia di confrontarsi con capiscuola come il trombettista salernitano loro ospite.
Potete raccontarci un po’ del processo creativo dietro l’album DOVE? Quali sono state le vostre principali fonti di ispirazione?
Antonio
È un processo che è in atto dal 2017, anno in cui si è formato questo trio con l’intento di immergersi in un lavoro alla cui base ci fosse lo studio, la ricerca personale ed originale del linguaggio jazzistico e dei contenuti stilistici che più lo rappresentano. Le nostre principali fonti di ispirazione sono alcune formazioni in trio di Jim Hall, Bill Evans, Joe Pass, Keith Jarrett, Colombo Menniti, altro riferimento importante è Thelonius Monk e poi ci sono altri musicisti come Wes Montgomery.
Come avete scelto il nome DOVE per il tuo nuovo album? C’è un significato particolare dietro questa scelta?
Antonio
Fra tutti i brani originali inseriti nell’album “DOVE” è quello più significativo. “Dove” per indicare il luogo in cui nasce tutto, ogni pensiero, gesto e/o azione; quel luogo che abbiamo dentro, nel profondo dell’anima, dove si annidano i pensieri che si mescolano e si combinano fra il passato, il presente ed il futuro; ma “DOVE” può indicare anche un luogo fisico, un bosco ad esempio. Volutamente il nome di questo album ha un significato ambivalente, infatti, se lo si pensa come termine anglosassone, rappresenta la colomba, simbolo di pace, che oggi nel mondo purtroppo manca. Allora la scelta di questo titolo vuole essere anche uno spunto riflessivo e provocatorio, per alcuni aspetti, sulla condizione sociale di oggi che l’uomo vive interiormente ed esteriormente, ma anche un messaggio di speranza per la pace.
Antonio, potresti parlarci dei musicisti che hanno collaborato con te? Com’è stato lavorare con Francesco Scopelliti alla batteria e Tommaso Pugliese al contrabbasso?
Con Francesco c’è un’amicizia che è iniziata nel periodo adolescenziale, abbiamo frequentato le scuole medie insieme e siamo stati anche compagni di banco, suoniamo insieme da quando eravamo pressapoco dodicenni, nel tempo abbiamo maturato affinità e passioni verso alcuni generi musicali, finché poi ci siamo accostati e innamorati del Jazz. Francesco alla batteria è una garanzia e suonare con lui è un grande privilegio, come anche con Tommaso, che ho conosciuto dopo, lui è il più giovane, ma è un grande talento e l’intesa è scattata subito. Con entrambi c’è un rapporto di stima reciproca, umana e professionale.
Giovanni Amato. Ph. MJW
Giovanni Amato è un trombettista di grande fama, com’è nata la collaborazione con lui per questo album? Qual’è stato il vostro rapporto artistico durante il processo di registrazione?
Francesco
Volevamo che lo strumento in più di questo progetto in trio fosse una tromba e Giovanni è stata la ciliegina sulla torta. Avevamo alcuni nomi in mente, ma la scelta dell’ospite è ricaduta indubbiamente su di lui, anche perché per noi è un grande riferimento nel panorama del jazz italiano ed internazionale. È stato proprio Tommaso a contattarlo e lui ha accettato subito il nostro invito. Per noi è stato un grande onore. Avevo incontrato Giovanni in qualche Jam Session, ma suonarci per la prima volta insieme direttamente in uno studio di registrazione è stata una grande emozione. Alla partenza della registrazione del primo brano, stavamo con le orecchie tese cercando di capire cosa stesse per accadere, ognuno nella propria stanza, qualche cenno dai vetri, le cuffie a tenerci connessi l’uno con l’altro, immersi in una profonda concentrazione eravamo molto emozionati abbiamo avvertito delle sensazioni mai provate, finché poi Gaetano, il tecnico di sala, ha avviato il tasto Rec, siamo partiti come un treno.
La sessione di registrazione con Giovanni è stata fantastica, in media abbiamo registrato non più di due takes per ogni brano in circa due mezze giornate.
L’album include un brano con Simona Daniele. Com’è nata questa collaborazione e perché la scelta di includere la voce di Simona in quel brano specifico?
Antonio
Simona ci è stata presentata da un nostro amico che l’aveva conosciuta durante una festa estiva a Mileto, il mio paese. Lei, come noi di origini calabresi, ha una voce e un carisma che ci ha subito colpiti. Avevo scritto un brano qualche anno fa’, “While you go away”, che volevo inserire nel disco e le ho chiesto di scrivere un testo sulla base di alcune indicazioni tematiche che hanno ispirato la composizione del brano, lei l’ ha fatto magistralmente. La sua voce è proprio quella che avrei voluto ascoltare cantare questo brano.
Simona Daniele
Quali sono i temi o concetti esplorativi in “DOVE”? C’è un messaggio o un’emozione che avete cercato di trasmettere attraverso la musica?
Tommaso
A noi piace molto esplorare nuove emozioni e ci auguriamo che DOVE le trasmetti a pieno agli ascoltatori. Il tema cardine è l’attaccamento alle radici, non si può fare nessuna cosa senza tenere conto di ciò che è stato, i nostri avi sono i primi maestri. I più grandi musicisti di jazz del passato che abbiamo sempre ascoltato e studiato sono il nostro riferimento, poi in ordine temporale c’è il resto. Ecco perché abbiamo sposato l’idea proposta dalla Jazzy Records e dal fotografo Paolo Galletta di andare a fare il servizio video fotografico per il nostro album in un bosco. Il videoclip di Pinocchio’s Blues è proprio l’emblema della nostra musica: ricerca, introspezione e un pizzico di follia… soprattutto nel nostro modo di essere, semplice, spontaneo e non impostato. In effetti oggi questa assenza di costruzione da molti viene interpretata come un atteggiamento fuori dagli schemi. Gli alberi e le loro radici poi, ci rappresentano simbolicamente, nella vita ma anche nella musica noi sentiamo un legame indissolubile con il passato che non dovrebbe essere mai perso.
Come descrivereste lo stile musicale dell’album? Ci sono influenze o riferimenti particolari che avete voluto incorporare nel sound?
Antonio
Riteniamo che lo stile di questo album sia molto orientato al Jazz tradizionale, ma nel legame con la tradizione credo si avvertono anche le nostre contaminazioni con il Jazz contemporaneo, insomma…è un po’ la nostra musica. Questo è ciò che vogliamo trasmettere al nostro pubblico. Le influenze sono diverse, chitarristicamente ci sono Charlie Christian, Jim Hall, Joe Pass, Wes Montgomery, Django Rheinardt e Colombo Menniti, ma ce ne sono molte altre, e non arrivano solo da chitarristi. Sicuramente in alcuni brani abbiamo ricercato quel suono o comunque quelle timbriche sonore, che a me piacciono molto, del trio di Jim Hall con la tromba o il flicorno di Tom Harrell.
Da sinistra a destra: Tommaso Pugliese, Antonio Rocco Grillo, Francesco Scopelliti. Ph. Paolo Galletta
L’album presenta una combinazione di brani originali e alcune reinterpretazione di brani di classici Jazz. Com’è stato selezionato il repertorio?
Antonio
Abbiamo pensato di includere oltre ai cinque brani originali, di cui uno riproposto come “bonus track” con la voce, alcuni standard classici, riarrangiati da noi. Però la scelta è stata determinata da alcuni aspetti che ci teniamo vengano espressi. Ad esempio l’intro del brano ” The days of wine and roses” è un omaggio a Wes Montgomery” ; “Alone Togheter” è un brano a cui ci sentiamo particolarmente legati e che abbiamo voluto un po’ stravolgere, iniziando con una sorta di contrappunto, ispirandoci a Bach, cambiando il tempo del “bridge” in 4/4; Song-Song è invece un brano dall’essenza Beeatlesiniana.
Quali sono state le sfide più grandi affrontate durante la creazione di “DOVE”? E quali le soddisfazioni ottenute fino ad ora con il progetto?
Antonio
Le sfide più grandi sono state la lotta contro il tempo che non era mai abbastanza per la preparazione di questo disco e poi trovare anche il periodo più tranquillo per registrare per noi non è stato così facile; anche la scelta dei brani più appropriata per le nostre esigenze è stata una sfida difficile. Le soddisfazioni più grandi è che abbiamo fatto un album con Giovanni Amato ed un album di cui andiamo molto fieri.
C’è una traccia o un momento specifico nell’album che vi emoziona particolarmente o di cui siete particolarmente orgogliosi? Perché?
Francesco
Sono diversi i momenti che ci rendono orgogliosi in questo album, ma in “While you go away”, che è un brano che ci emoziona particolarmente sia nella versione cantata straordinariamente da Simona che in quella strumentale con Giovanni e il suo flicorno magico.
Anche nel brano song song abbiamo avvertito delle straordinarie emozioni.
Com’è stata l’esperienza di lavoro con Jazzy Records?
Tommaso
Jazzy Records è per noi l’etichetta perfetta, quella che mantiene lo stile di edizione e l’attenzione all’immagine che cercavamo. È stata un’esperienza di lavoro all’insegna della competenza, della professionalità e delle attenzioni che il team ci ha dedicato, a beneficio della nostra immagine e della promozione del disco.
Infine quali sono i vostri piani futuri rispetto alla musica e alla promozione di questo album?
Antonio
Abbiamo intenzione di promuovere questo album con un tour che partirà sicuramente da settembre. Inizieremo quindi la promozione con la stagione autunnale e poi a seguire nei mesi successivi. Ci auguriamo che il nostro progetto piaccia, di fare tanti ascolti e naturalmente di fare tanti concerti!
Personalità creativa e poliedrica, Valentina Gramazio è una cantante, songwriter, performer, giornalista, discografica indipendente, pubblicitaria e instancabile operatrice culturale attiva in Lombardia, in Veneto e in Sicilia. Socia dell’etichetta Jazzy Records, curatrice del Crema Jazz Art Festival, produttrice di eventi legati alla promozione della cultura della musica Jazz. È un’appassionata di musica, arte, letteratura, fotografia e cinema. Ama i fiori ma non ha il pollice verde, tuttavia coltiva l’arte dell’umorismo e quella del buon umore, che non sono necessariamente sinonimi.
È uscito “It Had To Be You”, album d’esordio dei musicisti siciliani Rossella D’Andrea e Francesco Pisano: Jazz che piace a chi ama i grandi classici interpretati con classe e ironia.
È uscito il 5 Agosto scorso per Jazzy Records l’album “It Had To Be You”, frutto della lunga collaborazione tra la cantante Rossella D’Andrea e il pianista Francesco Pisano, entrambi originari di Messina. Con undici brani selezionati tra i più amati del loro repertorio, tratti dalle pagine del Great American Songbook, Rossella e Francesco ci regalano interpretazioni affascinanti e coinvolgenti, immergendoci in un clima rilassato e gioioso. L’album è stato registrato e mixato nello studio Casamusicadello stesso Pisano che, insieme a Rossella, ha curatopersonalmente l’intera produzione. Tra i braniscelti troviamo “Days of Wine and Roses”, “I Fall in Love Too Easily”, “Cherokee” e molti altri, che vengono rivisitati con grande maestria e sensibilità dalla D’Andrea, vocalist dalla voce avvolgente che riesce a catturare l’essenza di ogni brano. Francesco Pisano al pianoforte aggiunge il suo tocco elegante e raffinato, creando un connubio musicale particolarmente equilibrato. Oltre ai due leader, l’album ospita in alcune tracce il sassofonista Rino Cirinnà e il contrabbassista Nello Toscano, musicisti di vaglia nel panorama del Jazz siciliano. Un momento particolare è rappresentato dal brano “Sail Away” di Tom Harrell, per il quale Rossella D’Andrea ha scritto un testo originale.“It Had To Be You” è un album che cattura l’essenza della musica Jazz, trasmettendo calore, passione e divertimento.
Abbiamo incontrato Rossella e Francesco, che ci hanno svelato il dietro le quinte di questo lavoro e raccontato alcuni momenti del loro percorso artistico.
Rossella D’Andrea e Francesco Pisano in studio, durante la registrazione dell’album. Ph. Paolo Galletta
Rossella e Francesco, raccontateci un po’ di voi, del vostro percorso artistico personale e della vostra collaborazione sfociata oggi in questo lavoro.
Rossella
Fin da bambina ho iniziato gli studi classici, arrivando fino all’ottavo anno di pianoforte. C’e’ stata quindi una pausa, durante la quale mi sono laureata in Ingegneria Elettronica intraprendendo questa strada lavorativa, mantenendo però sempre viva la mia passione per la musica in generale e avvicinandomi al jazz. Anche Francesco ha iniziato gli studi classici da bambino, diplomandosi in Pianoforte classico. Successivamente ha effettuato un cambio di direzione musicale esprimendosi in ambienti pop e jazz.
Ci siamo conosciuti durante un concerto e da lì abbiamo scoperto una certa affinità di gusti musicali che ha facilitato la nostra collaborazione. Quando lavoriamo, ascoltiamo e studiamo nuovi brani sperimentando nostri arrangiamenti: alcune volte un arrangiamento nasce dal mio modo di concepire il brano (variazioni della melodia del tema o il modo in cui lo sento ritmicamente) e a questo punto Francesco si getta a capofitto andando alla ricerca del miglior modo con cui accompagnarmi per valorizzare il brano… altre volte invece l’idea nasce da Francesco, con delle riarmonizzazioni particolari o con delle variazioni ritmiche che danno a me l’ispirazione ed una personale chiave di lettura del brano….
Come è nata l’idea del disco? Perché avete scelto It Had To be You come brano portante?
Rossella
Suoniamo insieme da una decina di anni e musicalmente c’è sempre stata una grande sintonia; da un po’ di tempo continuavo a proporre a Francesco di registrare qualcosa insieme; così, avendo avuto una buon riscontro (sia da parte del pubblico che degli addetti ai lavori) in occasione di alcuni concerti fatti insieme, abbiamo deciso di registrare alcune di quelle esecuzioni, da cui è partito questo progetto che ha coinvolto anche i due grandissimi musicisti Nello Toscano (al contrabbasso) e Rino Cirinnà (al sassofono).
Per quanto riguarda il titolo del disco, tempo fa abbiamo scoperto che questo brano è particolarmente caro ad entrambi: a me che l’ho ascoltato per la prima volta nel lontano 1989 all’interno del film ‘Harry ti presento Sally’… e a Francesco, che da bambino lo suonava con il padre… Insieme abbiamo cominciato a suonarlo, arrangiandolo nelle maniere più diverse… tant’è che nel disco lo abbiamo inserito due volte: una prima versione in trio (voce, sax e pianoforte) ed una seconda versione solo strumentale con Francesco al pianoforte: è anche questo il motivo per cui abbiamo dato questo titolo al disco.
Come avete scelto i brani da inserire nella playlist e in che modo avete lavorato alla definizione del progetto?
Francesco
Tutti i brani da noi scelti hanno come filo conduttore una bellezza melodica che ci ha affascinato: alcuni sono Standard, altri non necessariamente jazz, ma comunque noti; abbiamo pensato alla riproposizione di questi temi in maniera ‘spontanea’ e senza ‘sovrastrutture’ che tendono, a volte, a mettere in secondo piano il messaggio musicale (abbiamo anche deciso di non inserire la batteria nella nostra formazione: una scelta voluta ma certamente più complessa). Sono stati selezionati una trentina di brani con caratteristiche analoghe: in questo primo disco ne abbiamo inseriti 11, ma vogliamo dare seguito a questa nostro primo progetto, infatti è già in lavorazione un secondo disco le cui tematiche sono simili ma con uno sviluppo di arrangiamento molto differente.
Rossella D’Andrea e Francesco Pisano in studio, durante la registrazione dell’album. Ph. Paolo Galletta
Francesco, il disco è stato registrato nel tuo studio e curato personalmente da te che sei anche un fonico di studio esperto. Sei contento del risultato sonoro ottenuto o è stato più difficile lavorare su un tuo progetto personale rispetto a quando ti occupi della musica degli altri?
Francesco
Dopo tanti anni passati a tentare di trovare la formula per il ‘giusto’ suono, teoricamente dovrebbe essere più semplice riprodurre le sonorità tanto desiderate. In realtà proporre un progetto personale ti fa sorgere sempre molte domande sull’effettiva riuscita della registrazione. Assieme a Rossella abbiamo trovato una soluzione gratificante per entrambi, ottenendo un sound personale e non troppo costruito, quasi una presa diretta: non ci siamo soffermati sulla perfezione del suono ma sull’ambientazione sonora e sull’omogeneità dell’insieme.
Rossella: la dimensione del duo sembra esserti particolarmente congeniale. Com’è stata questa esperienza dal punto di vista vocale e interpretativo?
A me piace molto interagire emotivamente con il pubblico che ho davanti, quindi in studio rischio di ‘concedermi’ un pò meno… pertanto ho cercato di immaginarmi sempre a cantare durante un concerto… questo mi dava la giusta ‘chiave di lettura’ nell’interpretazione.
Parlateci dell’interazione musicale nel vostro duo: è soltanto frutto di un’intesa naturale o ci lavorate in qualche modo “speciale”? Insomma, qual è la vostra “ricetta” artistica?
Francesco
Ci risulta abbastanza naturale lavorare insieme. Nel tempo abbiamo condiviso le nostre visioni musicali, pertanto diventa più facile trovare la soluzione di arrangiamento a noi più soddisfacente. Quello che facciamo, lo facciamo sempre divertendoci e volendo trasmettere agli altri la nostra gioia nel farlo… speriamo che sia questo il messaggio che arrivi: la voglia, il piacere e la spensieratezza di fare musica insieme.
Se doveste creare un piccolo spot, o anche solo scrivere una frase per promuovere il vostro lavoro e invitare il pubblico all’ascolto, che cosa direste?
Francesco
A nostro avviso, la caratteristica principale del nostro disco è la ‘semplicità di ascolto’: è fluido e scorrevole, quindi si rivolge ad un pubblico non necessariamente di ‘esperti in materia’ pur mantenendo gli stilemi di questo genere di musica.
It had to be you – Rossella D’Andrea, Francesco Pisano
Personalità creativa e poliedrica, Valentina Gramazio è una cantante, songwriter, performer, giornalista, discografica indipendente, pubblicitaria e instancabile operatrice culturale attiva in Lombardia, in Veneto e in Sicilia. Socia dell’etichetta Jazzy Records, curatrice del Crema Jazz Art Festival, produttrice di eventi legati alla promozione della cultura della musica Jazz. È un’appassionata di musica, arte, letteratura, fotografia e cinema. Ama i fiori ma non ha il pollice verde, tuttavia coltiva l’arte dell’umorismo e quella del buon umore, che non sono necessariamente sinonimi.
Dal 14 al 27 aprile a Milano, in occasione del miart 23, una partnership fra Ambasciatori del Gusto e Fondazione Fiera Milano pone in dialogo grandi chef e grandi opere.
Ancora una volta Milano si lascia contaminare dalla forza della bellezza: torna miart (14-16 aprile 2023), la fiera in cui arte contemporanea, arte moderna e design in edizione limitata esplorano le relazioni tra il passato e il presente della creatività. In città è esplosa la primavera, luce ed energia fanno da scenario a un’iniziativa inedita: “MIART e AdG”, ovvero l’abbraccio fra l’arte di pittori, scultori & co. e quella dei grandi Chef, di cui Fieramilano e l’associazione Ambasciatori del Gusto sono promotori e portavoce autorevoli. Andrea Berton, Cesare Battisti, Vittorio Borgia, Vincenzo Butticè, Carlo Cracco, Roberto Di Pinto, Antonio e Vincenzo Lebano, Davide Oldani, Aya Yamamoto, Viviana Varese sono i dieci Chef Ambasciatori del Gusto che hanno aperto le porte dei loro indirizzi milanesi dedicando un piatto ad alcune tra le più belle opere concesse in prestito da Fondazione Fiera Milano. I pezzi saranno esposti nei loro locali per affascinare clienti e appassionati, incuriosirli e stimolarli in tutti i sensi grazie alla magia dei sapori, dei profumi e dei colori sapientemente intrecciati fra loro. Proprio come avviene per i quadri raccolti in una galleria, ciascuna creazione ha un nome preciso, assegnato per narrarne l’ispirazione e il significato prima, durante e dopo l’assaggio.
Sfoglia la gallery con le immagini dei piatti proposti.
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Cesare Battisti | Ristorante Ratanà
Risotto milanese con polpette ossobuco
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Viviana Varese | Ristorante VIVA
Pastina di semi di lino
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Vincenzo Butticè | Ristorante Il Moro
L'uomo e il mare
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Vittorio Borgia | Ristorante Bioesserì
Dripping di tartare
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Aya Yamamoto | Gastronomia Yamamoto
Hambagu
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Roberto Di Pinto | Ristorante Sine by Di Pinto
Parmigiana Espressionista
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Carlo Cracco | Ristorante Cracco
Timballo
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Antonio e Vincenzo Lebano | Ristorante Terrazza Gallia
Spaghettoni Masciarelli "Miseria e Nobiltà"
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Davide Oldani | Ristorante D’O
Mischiare le carte
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Andrea Berton | Ristorante Berton
Riccio, prezzemolo, pistacchio e rafano
“Il cibo è una forma d’arte e siamo felici di essere al miart”- ha commentato lo Chef Carlo Cracco, intervenuto a rappresentare gli Ambasciatori del Gusto durante la conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa – “Arte significa sapersi emozionare e Milano ha bisogno di lasciarsi contaminare dalla forza della creatività, quella che noi ogni giorno viviamo creando nella nostre cucine. Grazie a questa iniziativa ospiteremo i visitatori con una totale immersione nell’arte”.
Per accompagnare e intrattenere cittadini, turisti e operatori del settore creando un circuito virtuoso fra appassionati di arte e di alta cucina, durante la manifestazione è previsto anche un itinerario digitale sui canali social di miart alla scoperta dei quadri, degli Chef e delle loro creazioni. Le parole d’ordine sono “osmosi creativa” e massimo coinvolgimento di tutti nell’atmosfera nell’elettrizzante che pervade Milano nei giorni dell’Art Week e della Design Week, anche al di fuori dei padiglioni fieristici.
In questo scambio fra città e fiera e tra le discipline che più efficacemente definiscono l’identità della Milano di oggi, ritroviamo la ricerca di un linguaggio comune che sempre più raccorda sotto lo stesso denominatore gli asset e i valori del brand Made in Italy. Storia, città, bellezze naturali, arte, specialità gastronomiche costituiscono un’attrattiva “integrata” per il turismo; questo sodalizio tra Fondazione Fiera Milano e Ambasciatori del Gusto dimostra come sempre più pubblico e privato, lavorando insieme, possano creare strumenti nuovi e stimolanti di promozione culturale, attingendo alla cassetta degli attrezzi della fantasia, di cui siamo indiscussi maestri in tutto il mondo.
Scarica qui il pdf con le opere esposte nei ristoranti degli Chef Ambasciatori del Gusto.
Personalità creativa e poliedrica, Valentina Gramazio è una cantante, songwriter, performer, giornalista, discografica indipendente, pubblicitaria e instancabile operatrice culturale attiva in Lombardia, in Veneto e in Sicilia. Socia dell’etichetta Jazzy Records, curatrice del Crema Jazz Art Festival, produttrice di eventi legati alla promozione della cultura della musica Jazz. È un’appassionata di musica, arte, letteratura, fotografia e cinema. Ama i fiori ma non ha il pollice verde, tuttavia coltiva l’arte dell’umorismo e quella del buon umore, che non sono necessariamente sinonimi.