Memoria e trasformazione nei paesaggi artistici di Marchica e Buzzanca

Memoria e trasformazione nei paesaggi artistici di Marchica e Buzzanca

Dopo il positivo riscontro registrato ad Roma Arte in Nuvola, Giovanni Scucces accoglie nel suo splendido contenitore di arti ed eccellenze siciliane SACCA a Modica la mostra “L’Io, Noi e i Luoghi”. Protagonisti sono il talento e la visione artistica di due artisti in dialogo: Marilina Marchica (Agrigento, 1984) e Gabriele Salvo Buzzanca (Barcellona Pozzo di Gotto, ME – Venezia, 1986). Dato l’interesse riscosso in fiera, la galleria ha voluto inserire in programmazione una mostra basata su quel nucleo di opere e integrarlo con alcune novità. La mostra, inaugurata il 22 Febbraio scorso, è visitabile fino al 6 Aprile e la curatela è dello stesso Scucces, grande appassionato e imprenditore visionario che nulla lascia al caso.

Arte e paesaggio, un legame indissolubile

Le opere in mostra si concentrano sul rapporto tra l’uomo e il suo ambiente, un dialogo costante che si sviluppa sia sul piano personale (Io) che su quello collettivo (Noi). Il paesaggio, elemento cardine di questa esposizione, diventa così un testimone silenzioso delle nostre esistenze, riflettendo i cambiamenti sociali, culturali ed economici.

Il territorio non è solo uno spazio fisico, ma una stratificazione di memorie e identità che si trasformano nel tempo. Come sottolineato dal concetto di “non luoghi” elaborato dll’antropologo Marc Augé, la globalizzazione ha spesso portato alla perdita di identità degli spazi, generando ambienti anonimi privi di riferimenti storici e culturali. Questa tematica emerge chiaramente nelle opere di Buzzanca, in cui personaggi spaesati si muovono in scenari privi di riconoscibilità, e nei paesaggi evocativi di Marchica, che invece tenta di recuperare e preservare la memoria dei luoghi.

Astrazione e memoria: la poetica di Marilina Marchica

L’arte di Marilina Marchica si caratterizza per la capacità di condurre il paesaggio all’essenza più pura, attraverso una sintesi estrema che elimina il superfluo. Le sue opere, scarne di dettagli, trasmettono un senso di fragilità e poesia. L’artista utilizza materiali poveri o di recupero, come carte, ossidi minerali e terre, elementi che conferiscono alle sue opere una dimensione tattile, vissuta, materica. Le sue composizioni evocano la Sicilia, la sua terra d’origine, con i suoi altipiani assolati e le distese brulle che si dissolvono nell’orizzonte.

Un esempio emblematico del suo lavoro sono i “Landscapes”, paesaggi minimali e sospesi che incarnano luoghi dell’anima, capaci di risvegliare ricordi e sensazioni. Un altro ciclo significativo è quello dei “Frammenti”, in cui recupera e stratifica tracce del passato, come i calchi e i frottage realizzati a Poggioreale, piccolo borgo siciliano abbandonato dopo il terremoto del Belice.

Attraverso queste opere, Marchica si fa custode di memorie individuali e collettive e trasforma il processo artistico in un atto di conservazione e riscoperta del genius loci, che nella tradizione pagana degli antichi romani definiva l’anima, lo spirito buono o cattivo dei luoghi.

Scopri di più su Marilna Marchica: https://www.sacca.online/portfolio/marilina-marchica/

L’umanità sospesa nelle opere di Gabriele Salvo Buzzanca

Le opere di Gabriele Salvo Buzzanca esplorano la condizione umana attraverso una rappresentazione inquieta e straniante. I suoi personaggi appaiono turbati, svuotati, quasi attoniti: figure intrappolate in un’esistenza che non ammette debolezze né fallimenti. Immersi in scenari vaghi e indefiniti, talvolta irreali, sembrano sospesi tra un presente alienante e un futuro incerto.

I volti delle sue figure non si rivolgono mai direttamente allo spettatore, come se volessero evitare un ulteriore confronto con una realtà opprimente. Sono maschere pirandelliane, strumenti di difesa contro una società sempre più virtuale, edulcorata e disumanizzante. Ma al tempo stesso, sono i volti di uomini e donne comuni, travolti dall’ansia di un futuro che appare sempre meno attraente.

Il contrasto tra illusione e realtà è un elemento ricorrente nel lavoro di Buzzanca. I suoi paesaggi, dai colori accesi e dalle tonalità talvolta innaturali, evocano un mondo esteticamente attraente, quasi idilliaco. Tuttavia, dietro questa patina di perfezione si nascondono insidie e inquietudini, riflessioni sui temi più attuali della società contemporanea. In altre opere, invece, emerge una sensazione di sospensione, come se tutto fosse in attesa di un cambiamento imminente.

Buzzanca trasforma il paesaggio in uno specchio emotivo del nostro tempo, un luogo in cui si riflettono ansie, aspettative e trasformazioni. Una visione che richiama le parole del filosofo Henri-Frédéric Amiel: “Qualsiasi paesaggio è uno stato d’animo”.

Scopri di più su Gabriele Salvo Buzzanca: https://www.sacca.online/portfolio/gabriele-salvo-buzzanca/

Tutto quello che c’è da sapere sulla mostra

L’esposizione rimarrà aperta fino al 6 aprile 2025 presso la galleria SACCA di Modica. Un appuntamento consigliato a tutti gli appassionati di arte contemporanea e a chiunque voglia immergersi in un viaggio visivo e concettuale tra passato, presente e futuro e scoprire due grandi talenti dell’arte contemporanea siciliana.

📍 Dove: galleria SACCA, Modica (RG), via Sacro Cuore 169/A
📅 Quando: fino al 6 aprile 2025
🎨 Artisti: Marilina Marchica e Gabriele Salvo Buzzanca

www.sacca.online

Poesia e immagini nel caos creativo di Francesca Patanè

Poesia e immagini nel caos creativo di Francesca Patanè

L’artista siciliana si racconta in un progetto composito di poesia e grafica, il libro “NOTE DI CAOS. Appunti di vita”, che sarà presentato il 27 febbraio a Catania nel corso della sua prima mostra personale

Che cosa succede quando il caos si insinua talmente a fondo nella nostra vita tanto da divenire un mezzo per esprimerci e per rivelare in modo diretto chi siamo? Francesca Patanè se lo è chiesto e lo racconta e lo illustra nel suo primo libro, “NOTE DI CAOS. Appunti di vita”, un’opera in cui mette a nudo sé stessa e che nasce dall’urgenza di dare forma all’informe, di trasformare pensieri sparsi in un intreccio di parole e immagini. Il progetto sarà presentato ufficialmente il 27 febbraio a Catania, presso Piazza Scammacca, nel contesto di una mostra personale. “NOTE DI CAOS. Appunti di vita” è una raccolta di versi e riflessioni che esplora l’universo interiore dell’autrice attraverso una fusione originale tra arti di diversa natura: la poesia e la grafica. L’autrice è Francesca Patanè, brillante creativa siciliana, di professione graphic designer, che in questo originale progetto ha fatto confluire i suoi molteplici talenti: la grafica pubblicitaria, ma anche la scrittura e la capacità introspettiva, qui utilizzata quasi come fosse una matita, un colore, o… un mouse per mettere su carta nuovi mondi e nuovi significati.

Un libro e una mostra come progetto unico e coerente

“NOTE DI CAOS. Appunti di vita” esplora con uno stile che unisce il minimalismo grafico a una scrittura sincera e diretta le molteplici sfaccettature dell’esperienza umana: l’amore, i ricordi, gli errori e la continua ricerca del significato dietro la nostra esistenza. Per l’autrice la scrittura diventa un mezzo per raccontare la sopravvivenza e la resistenza di fronte al caos della vita, senza giudizio ma con una profonda condivisione emotiva. Ecco perché Francesca definisce il libro “un atto di esplorazione e di gratitudine, un grazie a braccia aperte”. Con una prosa intima e allo stesso tempo universale, le pagine affrontano le contraddizioni della vita con sincerità, senza filtri, offrendo al lettore un’esperienza intensa e, soprattutto condivisibile. Una conferma del fatto che tanti pensieri, emozioni, dubbi e sofferenze che attraversano le nostre giornate sono esperienze comuni a chiunque: in queste poesie-esternazioni possiamo riconoscere noi stessi, specchiarci e ritrovarci un po’ meno soli nel caos della vita che il titolo del progetto, giustamente, mette al centro della narrazione. Il volume, che è uscito ufficialmente il 12 febbraio scorso verrà presentato al pubblico giovedì 27 Febbraio nel corso di una mostra personale, naturale estensione visiva del libro, allestita nella “sala teatro” di Piazza Scammacca, il mercato coperto catanese contenitore di sapori, cultura ed esperienze. Per l’esposizione Francesca ha selezionato 15 opere di medio e grande formato, in bianco e nero e a colori. Potremmo definirli “quadri del sé”, questi artwork che reinterpretano i testi dell’autrice attraverso una sintesi grafica essenziale e d’impatto, creando un ponte tra linguaggio visivo e narrativo. Durante l’evento, sarà possibile acquistare stampe su commissione e il libro in un’edizione limitata e numerata.

L’autopubblicazione, un atto di libertà creativa

Il progetto è stato interamente autopubblicato: l’autrice ne ha curato ogni fase della realizzazione, dalla scrittura alla progettazione grafica, fino alla scelta del formato e della distribuzione (che avverrà via Amazon in formato fisico e eBook); anche l’allestimento della mostra è frutto della sua dimestichezza con la produzione e la fruizione delle immagini. Questo approccio, peraltro, le ha permesso di mantenere una solida coerenza estetica e concettuale e ha trasformato il libro in un’opera d’arte a tutti gli effetti, in cui ogni dettaglio riflette la sua visione personale e la sua sensibilità artistica. Con questa scelta, Francesca Patanè dimostra come la strada dell’autoproduzione possa essere un’opportunità per avere un maggiore controllo sulla propria arte.

L’artista

Francesca Patanè è un’artista e designer nata a Taormina nel 1985 e attualmente residente a Catania. Dopo una formazione in Graphic Design all’Accademia di Belle Arti e un’esperienza di otto anni a Berlino, ha sviluppato un linguaggio espressivo che mescola poesia e design, influenzato dalla letteratura, dalla geometria e dalla memoria. Le sue opere hanno trovato spazio in mostre collettive e in boutique artistiche, trasformandosi anche in collezioni di abbigliamento e accessori.

La mostra

📅 Data: Giovedì 27 febbraio 2025
🕕 Orario: 18:30
📍 Luogo: Piazza Scammacca, 9 – Catania
🎟 Ingresso: libero e gratuito
📞 Info e contatti: francesca.patane.design@gmail.com
📸 Instagram: @francesca.patane.design

Il libro

Titolo: NOTE DI CAOS. Appunti di vita
Autore: Francesca Patanè
Data di uscita: 12/02/2025
Disponibile su: Amazon (versione e-book e cartacea)
https://www.amazon.it/dp/B0DVRSLM7S

Piazza Scammacca

Il primo mercato metropolitano di Catania: una piazza coperta che ospita 4 ristoranti monotematici, una pizzeria, un cocktail bar, una cantina ed uno spazio dedicato agli eventi, con cucine a vista e servizio al tavolo condiviso per tutti i locali.

www.piazzascammacca.com

Tonino Guerra, lo sceneggiatore poeta dal tocco di farfalla

Tonino Guerra, lo sceneggiatore poeta dal tocco di farfalla

Tonino Guerra è il poeta che ha trasformato le colline romagnole in un palcoscenico per i sogni. Dalla sua terra natia, con la sua penna delicata e la sua visione poetica, ha incantato il mondo con le sue storie, lasciando un’eredità indelebile nel cinema italiano. Scopriamo insieme ad Anna Maria Geraci, che si dedica da alcuni anni a mantenerne viva la memoria, il suo straordinario percorso, tra poesia, cinema e impegno civile. Nell’articolo troviamo contributi dell’artista Marialisa Leone, che del Maestro è stata grande amica e un accorato appello della moglie Lora Guerra.

Di Anna Maria Geraci

«C’era un angelo coi baffi / che non era capace di far niente/ e invece di volare attorno al Signore/ veniva giù nel Marecchia/ dentro la casa di un cacciatore/ che teneva gli uccelli impagliati/ in piedi sul pavimento di un camerone./ E l’angelo gli buttava il granoturco/per vedere se lo mangiavano./ E dai, e dai/ con tutti i Santi che ridevano dei suoi sbagli/una mattina gli uccelli impagliati/ hanno aperto le ali/ e hanno preso il volo/ fuori dalle finestre dentro l’aria del cielo/ e cantavano come non mai».

[L’angelo coi baffi, Un ànzal si bafi, in Guerra T., L’albero dell’acqua (dedicato soprattutto a Ezra Pound), Scheiwiller, Milano, 1992].

Tonino Guerra (1920 – 2012 Santarcangelo di Romagna) è stato uno scrittore, poeta e uno sceneggiatore italiano con più di centoventi film alle spalle. È un attivista, artista, ma soprattutto poeta, un autore con una penna delicata, amante della natura, delle tradizioni contadine e difensore della bellezza del creato. Nato a Santarcangelo di Romagna, vicino Rimini, Guerra ha collaborato con tutti i più grandi nomi dello spettacolo e del cinema nazionale e internazionale, fra cui Michelangelo Antonioni, Federico Fellini, Andrei Tarkovskij, Mario Monicelli, Theo Angelopoulos e Wim Wenders. Fra le sue opere più celebri: L’aquilone, scritto con Michelangelo Antonioni (Maggioli, 1982), I bu (Rizzoli, 1972), Il polverone (Bompiani, 1978), Il Miele (Maggioli, 1981), Piove sul diluvio (Capitani, 1997), oltre che la fortunata saga di Millemosche, sette volumi umoristici e antiretorici pubblicati tra il 1969 e il 1974, insieme a Luigi Malerba. 

 

«La crisi dell’individuo di Guerra, malinconico e speranzoso, parte dalle radici del neorealismo e attraversa ogni genere, dalla commedia al cinema d’autore, passando, con disinvoltura, dai film di denuncia politica e impegno civico ai cartoni animati e le pubblicità dei primi anni Duemila. La formula del suo successo è semplice e autentica: la poesia, le immagini come simboli, la lentezza dei movimenti, la tenerezza per la terra, per ogni essere vivente e l’importanza del sogno. «Un confessore laico, un interlocutore evidentemente indispensabile a stimolare l’immaginario dei grandi visionari del cinema europeo»: così il critico e collega Cosulich sintetizza l’operato di Guerra in campo cinematografico».


Foto di Vera Klokova

[Geraci A. M., Mangiare una farfalla: cinema e poesia di Tonino Guerra, Il Ponte Vecchio, Città di Castello, 2024, p. 90.] Durante gli anni della Seconda guerra mondiale, mentre Guerra era studente, viene catturato e deportato al campo di lavoro di Troisdorf, in Germania e, per tenere compagnia agli altri prigionieri, inventa poesie e racconti. Fra questi, la lirica La farfalla, onnipresente simbolo di libertà e bellezza della farfalla e l’utilizzo del dialetto come lingua delle radici e della memoria.

Guerra: «Questo è il poeta, vede le cose dove non ci sono».

[Leone M., E adesso ti regalo una storia. Conversazioni quasi sempre telefoniche con Tonino Guerra, Neos Edizioni, Rivoli (TO), 2016, p. 129] Quella poesia che ha dentro, Guerra la presterà, come sceneggiatore, anche al grande cinema nostrano e non solo, collezionando una quantità considerevole di premi e riconoscimenti da tutto il mondo, specialmente dalla Russia, fra questi si possono citare: un Premio Oscar al miglior film straniero per Amarcord (1975, scritto insieme a Fellini), quattro David di Donatello e cinque Nastri d’Argento alla miglior sceneggiatura. In Russia, sua patria di adozione, conosce la moglie Eleonora Kreindlina, oggi amorevole custode della loro casa museo La casa dei Mandorli a Pennabilli (Rimini). Pennabilli, nell’entroterra riminese, vicino San Marino, è un posto magico, una perla del Montefeltro e della Valle del Marecchia, dove Tonino, dopo i successi romani, decise di stabilire la sua dimora.

Leone M.: «A Pennabilli nel “mondo” di Tonino Guerra. Un senso caldo di casa, atmosfera nata attorno a un’unica idea. L’omaggio alla bellezza e alla magia dell’incontro. Con la materia, con la parola. Tele, luci, stoffe, carte, argilla, legno, ferro, acqua. Gli armadiacci, gli arazzi, le parole, le parole sulla tela, i libri, le brocche, le porte, le lanterne di Tolstoj. Nell’antica pietra del Convento della Misericordia [Sede dell’Associazione culturale Tonino Guerra, oggi Via dei Fossi, n° 4], sono accolte le opere di tanti artisti russi, donate al maestro nei suoi lunghi anni. Una piccola platea con venti sedie, cuscini di farfalla, fa pensare a un pubblico di studenti e di amici. [….] [A Pennabilli] incontro una semina di segni, parole sui muri per ricordare chi ci ha abitato, gesti di attenzione, meridiane sulle pareti delle case, il sogno del Giardino dei Frutti Dimenticati, dove sculture vivono con vecchi peri, meli, sorbi, e profumi di erbe, luccicori di mosaico, alberi magici che stillano acqua. Delicati segni, omaggi di un poeta profondamente legato ai luoghi e alla loro anima».

[Leone M., op. cit., p. 7] Oltre Pennabilli, fornita di un museo permanente in suo ricordo (Il mondo di Tonino Guerra), altre località della zona vantano una chiara impronta guerriana, ad esempio: Santarcangelo di Romagna, Cervia, Petrella Guidi, Riccione e Sant’Agata Feltria, Rimini, Ravenna. Attualmente, la memoria del maestro è conservata e preservata, oltre che dalla moglie, dall’Associazione Tonino Guerra e, ultimamente, anche dal gruppo Facebook Tonino Guerra Per Sempre, che ha promosso l’appello “Una poltrona per Tonino” per dedicare, al Cinema Modernissimo di Bologna, una poltrona in onore del poeta.

Recentemente, anche Lora, la vedova di Guerra, ha lanciato un appello, tramite social, alle istituzioni per salvaguardare la memoria del maestro e salvare i posti a lui dedicati.

Lora Guerra: << […] Sono riuscita ad ottenere due riconoscimenti per la casa museo di Tonino Guerra. È stata riconosciuta come casa delle persone illustri dell’Emilia-Romagna e come casa della memoria d’Italia. Molto prima abbiamo ricevuto dall’Accademia del cinema europeo la targa dove è scritto che questa casa e questo posto a Pennabilli sono molto importanti per la storia del cinema europeo. Ma più di questo non riesco a fare. Ho incontrato il Sig. Felicori, con il quale avevo un appuntamento online, al quale era presente anche Emma Petitti, chiedendo alla Regione Emilia-Romagna di prendersi cura di questo posto e, soprattutto, della casa museo di Tonino. Magari la Regione potrebbe acquistare questa casa aiutata da qualche Banca o da un Ente dell’Emilia-Romagna o da un imprenditore privato perché questa casa possa rimanere anche dopo la mia scomparsa un posto pubblico per tutti i visitatori che vorrebbero vedere la casa museo di Tonino Guerra. I soldi ricavati potrebbero servire, oltre che per il restauro della casa, anche per lo stipendio di un segretario o segretaria per poter svolgere i programmi culturali e anche comunicare con le altre case museo dell’Emilia-Romagna. Io sogno che sarà fatto un percorso turistico dal Castello Malatesta, dove risiede il museo di Federico Fellini, fino al “mare verde”, come diceva Tonino, del Montefeltro, arrivando alla casa del Poeta. Ho scritto chiedendo un aiuto a tutti gli amici di Tonino che potrebbero aiutare in questa impresa non facile, soprattutto oggi. Spero tanto che Vittorio Sgarbi, Carlin Petrini, Farinelli, Oscar Farinetti (che mi ha risposto suggerendomi di chiedere tutto ciò in Emilia Romagna con la quale lui non c’entra niente) o Wim Wenders (che mi ha risposto in maniera molto gentile) e tutti gli altri ai quali ho scritto e che non hanno risposto, possano dare alcuni consigli. […]

Tonino è nato nella piccola Santarcangelo, una cittadina che ha cercato di salvare due volte, quando dopo la guerra volevano distruggere le contrade da Tonino sono venuti tutti i nuovi dirigenti comunali, buoni ragazzi, come diceva lui, e hanno detto a Tonino di aver avuto una idea geniale “buttiamo già tutte le contrade e costruiremo un ospedale per tutti, grande e bello”. Tonino ha risposto: “voi siete pazzi ragazzi. Se distruggiamo il passato, distruggiamo anche il nostro futuro”. Adesso a Santarcangelo già da due anni è chiuso il museo di Tonino, museo privato, creato dall’Associazione di Tonino Guerra. Nella casa dei Poeti non c’è l’archivio letterario che lui ha destinato a Santarcangelo. Dalla Pro Loco, in dieci anni di guida da parte dei buoni ragazzi che guidavano il paese, non è stata fatta nessuno mostra dedicata a Tonino Guerra. La mia proposta è stata questa: fare una mostra dedicata a Tonino nella Casa della Poesia riportando l’archivio letterario in modo da ritrovarsi con poeti, amici e i grandi poeti dialettali di Santarcangelo e anche, al più presto possibile, riparare le infiltrazioni dell’acqua nel monte della pietà dove il povero cavallo di legno piange di notte aspettando la riapertura delle porte. La guida della Loco potrebbe spiegare là ai turisti che Tonino ha creato per il paese due fontane, ha inventato esteticamente la Sangiovesa, dove c’è ancora il ristorante che appartiene a Manlio Maggioli, liberando, con il sindaco Cristina, la piazza Ganganelli dalle macchine. Sui muri di Santarcangelo sono appese le targhe che raccontano le storie dei personaggi del paese. Anche il ristorante Zaghini è allestito da quadri e stampe basate sui disegni di Tonino ed è la memoria storica di tutti i personaggi che ha portato Tonino a Santarcangelo. Per l’ancora più povera Pennabilli Tonino ha creato i luoghi dell’anima con tutti gli amici. Anche il famoso orto dei frutti dimenticati ha bisogno di cura continua e il museo ha bisogno della presenza fissa di una segretaria o di un segretario che potrà svolgere un lavoro continuo, come succede in tutti i musei del mondo, e non basarsi solo su volontari o persone che ricompenso io. Non avendo alle spalle delle grandi città Tonino aspetta la sua gente di Romagna, nonostante i suoi libri non siano stati stampati negli ultimi sei anni, continuano a venire persone che mi riconoscono per la strada e dicono: “Tonino era un grande uomo, il maestro della vita”. Abbiamo bisogno adesso dei maestri della vita perché abbiamo perso tutti gli ideali e la fede nella cultura e nella bellezza che difendeva Tonino Guerra. Nell’ultimo periodo ripeteva sempre “La bellezza è già una preghiera”. Spero che qualcosa arriverà dall’amministrazione attuale di Pennabilli che ha “le orecchie tappate” nei confronti della cultura>>.

Tonino Guerra «Io sarò utile dopo. Sarò utile poi. Quando all’umanità serviranno le favole e quando l’infanzia conquisterà di nuovo la fantasia che le è stata sottratta dalla modernità».


Chi è l’autore

Anna Maria Geraci, nata nel 1999, è laureata in Letteratura, Lingua e Cultura Italiana, curr. Filologico, e vive a Milazzo (ME). È un’appassionata di lettura, teatro e giornalismo. Amante della natura e del trekking, ha prestato servizio come capo scout nella sua città. Da alcuni anni si dedica allo studio e alla ricerca di uno dei suoi poeti preferiti, il poliedrico Tonino Guerra. A lui ha dedicato il suo saggio “Mangiare una farfalla: cinema e poesia di Tonino Guerra” (Società Editrice Il Ponte Vecchio, 2024). Oggi cura, come amministratrice, il gruppo Facebook “Tonino Guerra Per Sempre”.

Cover Photo: Vera Klokova

Modica è il posto giusto per la fotografia di Ruggero Ruggieri

Modica è il posto giusto per la fotografia di Ruggero Ruggieri

Modica, cuore nobile della Sicilia barocca, accoglie in questi giorni a Palazzo De Leva “This Must be the Place”, mostra del fotografo Ruggero Ruggieri. Inaugurata il 12 ottobre e visitabile fino a domenica 27, il progetto indaga l’anima più profonda dell’uomo e del mondo che lo circonda.

“This Must Be the Place”: il titolo della mostra è un omaggio al film di Paolo Sorrentino interpretato da uno Sean Penn trasfigurato nell’icona anni ’80 Robert Smith della band The Cure e ci racconta già molto dell’intento narrativo di Ruggero Ruggieri, fotografo trevigiano con radici modicane, protagonista di un’importante mostra in uno degli indirizzi più affascinanti di Modica, Palazzo de Leva. Tuttavia qui ci troviamo di fronte a una doppia citazione, perché “This Must be the Place” è a sua volta il titolo del brano che David Byrne scrisse nel 1983 per i suoi Talking Heads. È un ben orchestrato gioco di specchi insomma: le impressioni emotive del passato creativo, folle e visionario targato anni ’80, si riflettono e si moltiplicano in una serie di nuove immagini che tracciano un percorso di introspezione, dove la manipolazione fotografica operata da Ruggieri diventa una porta per accedere a significati altri. Lo sottolineano egregiamente le parole del curatore di questa esposizione, Giuseppe Cicozzetti:

“La fotografia di Ruggero Ruggieri, dopo che l’osservatore ha superato ogni naturale vertigine, spiega come le manipolazioni siano un elemento funzionale alla ricerca visuale. Non c’è dubbio che l’autore, la sua ricerca lo dimostra, si scosti dalla semplice raffigurazione del reale e che trasformi un dato, un dettaglio, un volto per inserirli in un quadro concettuale. La realtà dunque ne esce trasfigurata, piegata alle intenzioni del fotografo.

Con questa mostra modicana Ruggieri celebra due decenni di carriera dedicata alla fotografia come ricerca dell’essenza; Giuseppe Cicozzetti ha saputo valorizzare la complessità di questo lavoro, contestualizzandolo nel più ampio percorso dell’autore, sottolineando come le sue fotografie non siano semplici rappresentazioni della realtà, ma piuttosto uno strumento di indagine esistenziale, in cui ciascuno può ritrovare frammenti di sé e del proprio vissuto. Attraverso scatti che catturano l’ordinario, il quotidiano, la notte, l’artista ci invita a riflettere su ciò che siamo e su ciò che ci circonda. L’identità, tema centrale dell’esposizione, è declinata in mille sfumature. Non si tratta solo dell’identità individuale, ma anche di quella collettiva, di quella di un luogo, di una cultura. Dal testo critico del curatore:

Ruggero Ruggieri è abile a evitare le trappole che possano accostarlo a una fotografia piana: i suoi dubbi circa l’identità, gli stessi che girano intorno al trono del “chi siamo”, sono i nostri e non se ne allontana: il terribile e il grandioso si uniscono per convincerci che siamo altro da quello che vediamo nel riflesso di uno specchio, che l’identità altro non è che un apparato liquido, pronto a mutare. 

Le immagini di Ruggieri, oltre la semplice rappresentazione visiva, ci spingono a interrogarci sul senso del tempo, della vita, dell’esistenza stessa. Può una fotografia porci una domanda? Certamente sì, anzi è il suo compito: This Must be the Place?

la locandina della mostra

Immagini dal Vernissage del 12 ottobre

Fotografie di Francesco Pitino scattate durante l’inaugurazione della mostra di Ruggero Ruggeri a Palazzo De Leva , Modica, pubblicate per gentile concessione dll’autore

Chi è Ruggero Ruggieri

Ruggero Ruggieri è un artista di fama internazionale, le cui opere sono state esposte in prestigiose gallerie e musei. La sua partecipazione a numerose mostre collettive e personali in Italia e in Europa, nonché la presenza delle sue fotografie nella collezione permanente del Museo della Fotografia di Charleroi, testimoniano il suo talento e la sua capacità di emozionare il pubblico.
La mostra a Modica è un’occasione unica per immergersi nel suo mondo visionario. un’esperienza che non può mancare per tutti gli appassionati di fotografia e per coloro che desiderano intraprendere un viaggio alla scoperta di sé stessi.

Info utili per visitare la mostra

RUGGERO RUGGIERI – THIS MUST BE THE PLACE

Dove: Palazzo De Leva, via De Leva 14, Modica
Quando: fino al 27 ottobre
Orari: dal giovedì alla domenica, 17:00-20:00
Ingresso: gratuito

“The Plant”, la forza delle donne che non si piegano al vento

“The Plant”, la forza delle donne che non si piegano al vento

Out dal 28 Maggio ‘The Plant’, il Singolo di Veronica Parrilla feat. Giovanni Mazzarino che canta i Diritti delle Donne. Sostenuto dal Bando SIAE “Per Chi Crea 2023”, il brano della cantante calabrese sarà disponibile dal 28 maggio su tutte le piattaforme di streaming musicale, anticipando il concept album di prossima uscita “But Not For Free”, una produzione originale di Jazzy Records realizzata con il sostegno del Ministero della Cultura (MiC) e dalla SIAE nell’ambito del programma “Per chi Crea 2023”.

Nuova uscita per Jazzy Records. L’etichetta siciliana punta ancora sui giovani talenti del Sud e in particolare su una giovane cantante e autrice calabrese, Veronica Parrilla, al suo esordio discografico.“The Plant” affronta tematiche universali e urgenti come l’emancipazione femminile e la lotta contro le discriminazioni di genere. Il testo, scritto dalla stessa Parrilla, rappresenta un inno di consapevolezza e resilienza. Ad accompagnare la giovane artista in questa avventura musicale ci sono altri due talentuosi musicisti calabresi: Giuseppe Gugliotta al basso e Matteo Pesce alla batteria. Le composizioni e gli arrangiamenti portano la firma del rinomato pianista e compositore siciliano Giovanni Mazzarino, che ha saputo creare un percorso sonoro in grado di valorizzare le capacità dei tre artisti.

La Forza di un messaggio musicale

Musicalmente, “The Plant” si distingue per una melodia raffinata e una trama armonica avvolgente, capace di coniugare sperimentazione jazzistica e immediatezza comunicativa. Parrilla, Gugliotta e Pesce riescono a creare un equilibrio sonoro che va oltre le singole performance, offrendo al pubblico un’esperienza musicale coesa e coinvolgente, il tutto legato dalle trame del piano di Mazzarino.

Il brano è una vera e propria canzone-manifesto che mira a sensibilizzare un pubblico ampio su temi sociali cruciali.

The Plant – il testo

Right

Right to be born in the earth,

To grow under the sun

And feel safe and free

Sure

That Every woman can be

Like that plant in the wind

And decide her life alone

How can a flower believe 

Lost that part of itself

Or the main right to choose

Who to be come

And her blend son pay the cost

When our dignity is lost

When world doesn’t know the truth

Il Videoclip: la danza della libertà

Il messaggio del brano trova ulteriore forza nell’intenso videoclip che lo accompagna. Protagoniste sono donne di diverse etnie che danzano attorno a una figura bendata, simbolo delle costrizioni e delle barriere che molte donne devono ancora affrontare. Il momento culminante arriva quando la protagonista si libera dalla benda, rappresentando la presa di coscienza e l’inizio di una nuova libertà.

L’Arte come strumento di cambiamento

“The Plant” è più di una semplice canzone: è un invito alla riflessione collettiva, un esempio di come la musica possa diventare veicolo di consapevolezza e trasformazione sociale. Veronica Parrilla e il team di giovani musicisti guidati da Giovanni Mazzarino offrono al pubblico non solo un brano jazz, ma un’opera che parla al cuore e alla mente.

L’artista

Veronica Parrilla si avvicina alla musica all’età di nove anni sotto la guida del Maestro Enrica Mistretta, intraprendendo successivamente, a diciotto anni, un percorso dedicato alla musica Jazz sotto la guida, fra gli altri, del Maestro Giovanni Mazzarino. La sua formazione accademica si concretizza con il Diploma di I livello in Canto Jazz presso il Conservatorio “F. Torrefranca” di Vibo Valentia nel 2020 e prosegue con il Diploma di II livello in Canto Jazz presso il Conservatorio “A. Corelli” di Messina, dove si diploma con il massimo dei voti e la lode nel 2022.

La sua carriera artistica si sviluppa attraverso performance in Italia e all’estero, esperienze che le permettono di esplorare e fondere diversi generi musicali, con una predilezione per la tradizione della musica americana e latina. La voce di Veronica Parrilla risuona in contesti prestigiosi, impreziosendo eventi e festival di rilievo.

Nel 2021 Veronica si esibisce al Sicilia Jazz Festival, organizzato dalla Fondazione “The Brass Group”, e al Zafferana Jazz Festival, curato da Rosalba Bentivoglio.

Tra le tappe più significative del suo percorso spiccano l’esibizione presso il Torrefranca Jazz Festival 2023, e presso la Casa del Jazz di Roma nel febbraio 2024, nell’ambito de “L’Altra Metà Del Jazz” a cura di Gerlando Gatto, e il riconoscimento ricevuto al Premio Peperoncino Jazz Festival nel settembre 2023. Nel luglio dello stesso anno ottiene il terzo premio al Festival Nazionale dei Conservatori Italiani a Frosinone.

Nel settembre 2022 prende parte alla Stagione Concertistica della Fondazione ClasiJazz ad Almeria, in Spagna.

Ambasciatori del Gusto e miart, connubio creativo dal sapore eccellente

Ambasciatori del Gusto e miart, connubio creativo dal sapore eccellente

Dal 14 al 27 aprile a Milano, in occasione del miart 23, una partnership fra Ambasciatori del Gusto e Fondazione Fiera Milano pone in dialogo grandi chef e grandi opere.

Ancora una volta Milano si lascia contaminare dalla forza della bellezza: torna miart (14-16 aprile 2023), la fiera in cui arte contemporanea, arte moderna e design in edizione limitata esplorano le relazioni tra il passato e il presente della creatività. In città è esplosa la primavera, luce ed energia fanno da scenario a un’iniziativa inedita: “MIART e AdG”, ovvero l’abbraccio fra l’arte di pittori, scultori & co. e quella dei grandi Chef, di cui Fieramilano e l’associazione Ambasciatori del Gusto sono promotori e portavoce autorevoli. Andrea Berton, Cesare Battisti, Vittorio Borgia, Vincenzo Butticè, Carlo Cracco, Roberto Di Pinto, Antonio e Vincenzo Lebano, Davide Oldani, Aya Yamamoto, Viviana Varese sono i dieci Chef Ambasciatori del Gusto che hanno aperto le porte dei loro indirizzi milanesi dedicando un piatto ad alcune tra le più belle opere concesse in prestito da Fondazione Fiera Milano. I pezzi saranno esposti nei loro locali per affascinare clienti e appassionati, incuriosirli e stimolarli in tutti i sensi grazie alla magia dei sapori, dei profumi e dei colori sapientemente intrecciati fra loro. Proprio come avviene per i quadri raccolti in una galleria, ciascuna creazione ha un nome preciso, assegnato per narrarne l’ispirazione e il significato prima, durante e dopo l’assaggio. 

Sfoglia la gallery con le immagini dei piatti proposti.

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Cesare Battisti | Ristorante Ratanà
Risotto milanese con polpette ossobuco
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Viviana Varese | Ristorante VIVA
Pastina di semi di lino
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Vincenzo Butticè | Ristorante Il Moro
L'uomo e il mare
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Vittorio Borgia | Ristorante Bioesserì
Dripping di tartare
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Aya Yamamoto | Gastronomia Yamamoto
Hambagu
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Roberto Di Pinto | Ristorante Sine by Di Pinto
Parmigiana Espressionista
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Carlo Cracco | Ristorante Cracco
Timballo
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Antonio e Vincenzo Lebano | Ristorante Terrazza Gallia
Spaghettoni Masciarelli "Miseria e Nobiltà"
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Davide Oldani | Ristorante D’O
Mischiare le carte
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Andrea Berton | Ristorante Berton
Riccio, prezzemolo, pistacchio e rafano
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“Il cibo è una forma d’arte e siamo felici di essere al miart”- ha commentato lo Chef Carlo Cracco, intervenuto a rappresentare gli Ambasciatori del Gusto durante la conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa – “Arte significa sapersi emozionare e Milano ha bisogno di lasciarsi contaminare dalla forza della creatività, quella che noi ogni giorno viviamo creando nella nostre cucine. Grazie a questa iniziativa ospiteremo i visitatori con una totale immersione nell’arte”.

Per accompagnare e intrattenere cittadini, turisti e operatori del settore creando un circuito virtuoso fra appassionati di arte e di alta cucina, durante la manifestazione è previsto anche un itinerario digitale sui canali social di miart alla scoperta dei quadri, degli Chef e delle loro creazioni. Le parole d’ordine sono “osmosi creativa” e massimo coinvolgimento di tutti nell’atmosfera nell’elettrizzante che pervade Milano nei giorni dell’Art Week e della Design Week, anche al di fuori dei padiglioni fieristici.

In questo scambio fra città e fiera e tra le discipline che più efficacemente definiscono l’identità della Milano di oggi, ritroviamo la ricerca di un linguaggio comune che sempre più raccorda sotto lo stesso denominatore gli asset e i valori del brand Made in Italy. Storia, città, bellezze naturali, arte, specialità gastronomiche costituiscono un’attrattiva “integrata” per il turismo; questo sodalizio tra Fondazione Fiera Milano e Ambasciatori del Gusto dimostra come sempre più pubblico e privato, lavorando insieme, possano creare strumenti nuovi e stimolanti di promozione culturale, attingendo alla cassetta degli attrezzi della fantasia, di cui siamo indiscussi maestri in tutto il mondo.

Scarica qui il pdf con le opere esposte nei ristoranti degli Chef Ambasciatori del Gusto.

Foto del miart ’22 – Credits: www.miart.it

Link e risorse utili:

www.ambasciatoridelgusto.it
Instagram @adgitaly

www.miart.it
Instagram @miartmilano

Aprile è il mese del Design e Milano la sua capitale

Art Week

Dall’11 al 16 aprile 2023

Design Week 2023

Dal 17 al 23 aprile insieme al Salone del Mobile a Rho Fiera dal 18 al 23 aprile

Riscoprendo la poetessa dei Navigli: lo Spazio Alda Merini in trasferta a Rottoliamo

Riscoprendo la poetessa dei Navigli: lo Spazio Alda Merini in trasferta a Rottoliamo

Comunicato stampa

 

Giovedì 27 ottobre 2022 alle ore 18.30 presso la Chiesetta di San Carlo alle Rottole di Milano.

Mirandola Comunicazione e  Paolo Iabichino presentano il quarto appuntamento del progetto “Rottoliamo – Rolling Ideas”, in cui sarà ospite Donatella Massimilla, direttrice artistica dello Spazio Alda Merini.

L’incontro avverrà presso la Chiesetta di San Carlo alle Rottole di Milano il 27 ottobre alle ore 18.30, per presentare in anteprima il programma degli eventi di novembre e dicembre allo Spazio Alda Merini in via Magolfa 30 a Milano. Si tratta di un’ex tabaccheria, dove la stanza della poetessa meneghina ha ripreso vita. Grazie al CETEC, compagnia di Teatro d’Arte Sociale fondata dalla regista Donatella Massimilla e dall’attrice Gilberta Crispino, il negozio si è trasformato in un luogo aperto agli incontri intergenerazionali, alle contaminazioni artistiche e alle visioni poetiche. 

Ricordata per uno stile tanto semplice, quanto visionario, Alda Merini, la Poetessa dei Navigli, è nota per aver scritto versi a partire dalla propria esperienza travagliata. Sofferenzaamore e delusione sono temi comuni alle sue opere, veicolati da un compromesso tra onirico e poetico. Il manicomio, in particolare, è stata l’ombra costante della sua vita, che ha portato l’autrice a comporre scritti del calibro di “Destinati a morire”, “La Terra Santa” e “L’altra verità”.

Ritratto di Alda Merini

Scrivania Cavandoli

Mirandola Comunicazione
L’agenzia di comunicazione per tutti coloro che si impegnano a migliorare il mondo in cui viviamo. Siamo nati in un podere agricolo come centro d’arte e comunicazione nel 2002 per comunicare come l’innovazione possa migliorare la vita delle persone. Oggi abbiamo tre sedi e una piattaforma che facilita la comunicazione nell’”età ibrida”. Un filosofo che amiamo molto  la definirebbe comunicazione «onlife». Nasciamo come centro d’arte e comunicazione e queste due anime non ci hanno mai abbandonato. Creatività e benessere sono al centro della nostra comunicazione da sempre. Non anteponiamo mai il business ai nostri valori. 

Paolo Iabichino, aka IABICUS
Paolo Iabichino, conosciuto anche come Iabicus, è scrittore pubblicitario, direttore creativo, fondatore dell’Osservatorio Civic Brands con Ipsos, Maestro alla Scuola Holden. Si occupa di creatività e nuovi linguaggi nella costruzione di contenuti fuori e dentro la Rete. Ha ideato il concetto di “Invertising” in un libro che è diventato un manifesto per un messaggio pubblicitario rinnovato e consapevole. Il suo ultimo libro è “#Ibridocene. La Nuova Era del tempo sospeso”, pubblicato per Hoepli Editore che gli ha affidato la direzione editoriale della collana Tracce. Nel 2018 l’Università di Modena e Reggio Emilia l’ha eletto Comunicatore dell’anno e nel novembre 2021 è stato insignito della Laurea Magistrale Honoris Causa in Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni dall’Università di Urbino Carlo Bo.

Spazio Alda Merini

Dove

Chiesetta di San Carlo alle Rottole – Via Palmanova 20, Milano

Quando

Giovedì 27 ottobre 2022 alle ore 18.30

I posti sono limitati, è gradita la prenotazione e la conferma della presenza tramite il seguente link o scrivendo all’indirizzo rottoliamo@mirandola.net

Per info:

UFFICIO STAMPA
Mirandola Comunicazione

Antonino Pintacuda | antonino.pintacuda@mirandola.net | 3358208190
Denise Miceli | denise.miceli@mirandola.net | 333186 2600
Carlotta Minuzzo | carlotta.minuzzo@mirandola.net | 3423894554

Giant Steps: a Milano la personale di Alessandro Curadi dedicata al Jazz

Giant Steps: a Milano la personale di Alessandro Curadi dedicata al Jazz

Comunicato stampa

 

MILANO – La galleria Maiocchi15 inaugura giovedì 27 ottobre, dalle ore 19 in via Maiocchi 15 a Milano, la mostra “Giant Steps”, esposizione personale delle opere di Alessandro Curadi. La serata sarà accompagnata da un’esibizione musicale jazz.

In mostra saranno esposte una quindicina di opere uniche dell’artista contemporaneo, dedicate al mondo del jazz e realizzate ad olio e acrilico su tela.

Alessandro Curadi presenta durante l’esposizione il suo lavoro in studio: sono ritratti a figura intera di famosi personaggi del Jazz che si stagliano su uno sfondo di colore uniforme, per mettere in risalto la figura o il singolo strumento.

Emoziona questa carrellata di musicisti che, presi singolarmente, vivono di vita propria, talvolta con le pulsazioni di una tromba, talvolta attraverso un sax o una chitarra. Diventano, anche per i non musicofili, immagini iconiche del sassofonista o del trombettista in sé, al di là che si tratti di John Coltrane o di Miles Davis e così questi protagonisti, questi strumenti, queste icone diventano quadri musicali che animano lo spazio “estetico” circostante.

Miles Davis, olio e colori acrilici su tela, 100×150 cm

Scrivania Cavandoli

Art Blakey, olio e colori acrilici su tela, 100×150 cm

Musica e pittura parlano lo stesso linguaggio, viaggiano nella stessa direzione, tanto che pare di poter ascoltare le tele stesse. Su questo binario di scambio simbiotico non c’è quasi differenza: le vibrazioni di un sassofono e quelle di un blu profondo, il tocco caldo di una chitarra e un giallo assolato, ma anche accostamenti emotivi più forti e inusuali, che rendono vibrante e vivo l’accordo di note e colore.

Alessandro Curadi ha unito la sua passione per la musica a quella per l’arte in unico percorso creativo: fin dal 2010 ritrae i musicisti durante i concerti. Dipinge in diretta, spesso in condizioni del tutto precarie di luce e spazio, in pose quasi acrobatiche per tenere in equilibrio fogli, colori, acqua e pennelli. I suoi acquarelli sono il risultato magico di un’unica performance, un doppio live.

Un vero e proprio reportage pittorico, unico nel suo genere, che ha portato Curadi a ritrarre i più noti musicisti del panorama jazz e rock internazionale, collaborando con importanti riviste e piattaforme di settore.

Il vernissage di apertura sarà accompagnato da un’esibizione musicale jazz: il visitatore potrà godersi, quindi, un’esperienza artistica completa: note musicali e pennellate di colore dialogheranno davanti ai nostri occhi, le tele prenderanno vita, la musica avvolgerà e colorerà il momento di un tono jazz irresistibile.

Il duo sax, Francesco Mazzali e Luca Magnani, propone un repertorio che spazia dagli standard a sonorità sudamericane a contaminazioni barocche, tutto in chiave improvvisativa

Alessandro Curadi

Se si domandasse ad Alessandro Curadi se sia stato attratto prima dalla musica o dalla pittura, lui stesso si stupirebbe nel constatare la simultaneità di queste due passioni o necessità, al punto che hanno assunto, nel suo percorso, un’unica strada per cui egli insegue e cattura volti a suon di musica o racconta la musica a suon di volti e ciò avviene anche nei ritratti che non riguardano musicisti, dove si percepisce un andamento musicale, una metrica o ritmica del colore e del gesto. Musica e pittura parlano lo stesso linguaggio, viaggiano nella stessa direzione, tanto che pare di poterli ascoltare questi quadri musicali.

Su questo binario di scambio simbiotico non c’è quasi differenza: le vibrazioni di un sassofono e quelle di un blu profondo, il tocco caldo di una chitarra e un giallo assolato, ma anche accostamenti emotivi più forti ed inusuali, che rendono vibrante e vivo questo accordo di note e colore.

Curadi racconta e dipinge con un minimalismo sapiente, in un gioco a levare, quasi a suggerire le linee, all’inseguimento ostinato di ciò che sfugge, che non si fa prendere, che si può solo afferrare con l’emozione.

Percorrere le vie di un volto e le sue strade interne, gli angoli nascosti, è come viaggiare dentro l’uomo, nelle pieghe del vissuto, nelle trame dell’anima.

Oltre al lavoro in studio Curadi ritrae i musicisti proprio mentre suonano: musica e pittura in un’unica performance, in un doppio live, con tutta la magia del creare senza rete, in diretta durante il concerto.

Impalpabili sensazioni sonore si traducono in macchie visive e corporee, l’astratta fisicità del suono si materializza, combinandosi con acqua, luce e colore in istantanee sempre nuove, sintesi di suono e visione. E attimo, irripetibile.

I ritratti dal vivo colpiscono per la loro felice ‘impressione’: pochi tocchi, pochi tratti e prende vita l’anima di un volto, la sua essenza. Il dettato intimo, interno, il musicista visto e sentito dal pittore È singolare il tentativo, l’ambizione e anche la follia di dare suono a un dipinto o di dare volto a un suono.

Di che colore è la musica? Che suono ha la pittura?

Non ci interessa la risposta, ci piace lasciare in sospeso la domanda e accoglierne la provocazione.

Buona visione e buon ascolto.

Giant Steps – Alessandro Curadi

Dove

Maiocchi15, Via Maiocchi 15, 20129 – Milano.
Tel: 02.23184910. Email: maiocchi15@gmail.com

Quando

Inaugurazione: Giovedì 27 ottobre 2022, dalle ore 19.00.
Apertura al pubblico: dal 27 ottobre al 10 novembre 2022 (dal lunedì al sabato: 9.30 – 13 e 14.30 – 19.30)

Ingresso Libero

Per info:

Maiocchi15
Tel. 02.23184910
Email: maiocchi15@gmail.com