
Jazz, studio e personalità, il percorso vincente di Carlo Alberto Proto
Chitarrista raffinato e compositore promettente, fresco di primo posto al concorso per giovani talenti “Chicco Bettinardi”, il chitarrista Carlo Alberto Proto esordisce da solista con Flamingo, un album che intreccia esperienze, passioni e influenze musicali che spaziano dal Jazz mediterraneo al flamenco. Pubblicato da Jazzy Records e prodotto con la collaborazione del pianista e compositore Giovanni Mazzarino, il lavoro rivela una visione del Jazz che fonde tradizione e innovazione come chiave per incontrare un pubblico sempre più trasversale rispetto ai generi musicali, costantemente alla ricerca di idee, qualità ed emozioni. In questa intervista Carlo Alberto ci racconta la genesi di Flamingo, il suo amore per la musica nato tra le corde della chitarra e maturato attraverso collaborazioni di prestigio e i suoi successi frutto di passione e grande impegno.
Le immagini e il video sono di Nunzio Santisi

Ciao Carlo, come è entrato il Jazz nella tua vita?
Mio padre è sempre stato un grande appassionato di rock, e in casa mia la musica di ogni genere ha sempre avuto un ruolo centrale. A tredici anni, affascinato dai miei “guitar heroes” – Carlos Santana, David Gilmour, Eric Clapton, Jimi Hendrix – chiesi ai miei genitori una chitarra elettrica. Da quel momento non me ne separai più. Iniziai il mio percorso musicale sotto la guida del Maestro Maurizio Salerno, che mi introdusse all’ascolto del Jazz. Gli anni di studio furono all’insegna della scoperta e del divertimento: trascorrevo interi pomeriggi ad assimilare i miei soli e riff preferiti, esplorandone il linguaggio musicale con entusiasmo. Terminato il Liceo, decisi di dedicarmi completamente alla musica e tentare l’ammissione al Conservatorio nel corso di Chitarra Jazz. Fin dai primi ascolti, rimasi affascinato dalle armonie raffinate, dai mille colori sonori e, soprattutto, dall’incredibile libertà espressiva che il jazz offre ai suoi musicisti. È proprio questo aspetto artistico ad avermi conquistato: il Jazz è ricerca del bello, è espressione autentica di sé, fatta di emozioni, idee, energia. Un’arte libera, senza compromessi commerciali a contaminarne la purezza creativa. Per me, il jazz è proprio questo: Ars gratia artis.
Quali sono stati i tuoi ascolti, quali le esperienze importanti?
Il mio percorso di ascolto è iniziato con chitarristi leggendari come Django Reinhardt e Wes Montgomery, per poi espandersi a figure fondamentali del pre be-bop, come Louis Armstrong, Lester Young e le grandi orchestre di Count Basie e Benny Goodman.
Ancora oggi ascolto molto i chitarristi: la chitarra è uno strumento estremamente particolare, e mi affascina sempre scoprire le soluzioni armoniche, tecniche e timbriche che i grandi riescono a trovare, tracciando la strada per noi comuni mortali! Oggi i miei principali punti di riferimento sono Pat Metheny, Peter Bernstein, John Scofield e Kurt Rosenwinkel.
Tra le esperienze formative più significative, sicuramente spiccano gli anni in Conservatorio con il Maestro Giovanni Mazzarino. Oltre a trasmetterci un metodo e una chiave di lettura per entrare nel mondo del jazz, ha sempre incentivato la nostra crescita attraverso concerti in combo, Big Band e masterclass. Dopo il Conservatorio, ho trascorso nove mesi in Andalusia presso il Jazz Club “Clasijazz”, dove ho avuto l’opportunità di suonare in diversi progetti con musicisti di varie nazionalità e di incidere un disco con la ClasiJazz BigBandPro, un’orchestra che riunisce alcuni tra i migliori jazzisti di Spagna. Un’esperienza straordinaria, resa ancora più speciale dalla presenza di un autentico monumento della storia del jazz mondiale: Bobby Watson.
Il Concorso Nazionale “Chicco Bettinardi” è una delle competizioni più prestigiose per i giovani talenti del jazz in Italia. Cosa ha significato per te partecipare e vincere questo premio?
Partecipare al Bettinardi mi ha dato l’opportunità di confrontarmi con musicisti straordinari e di esibirmi in un contesto altamente stimolante. Aver ricevuto questo meraviglioso premio insieme al talentuosissimo Andrea Paternostro è una grande soddisfazione, non solo per il riconoscimento in sé, ma perché conferma che la mia ricerca musicale sta andando nella giusta direzione. È stata una serata di altissimo livello e sono onorato di aver condiviso il palco con artisti così talentuosi.

Come è nato il progetto del tuo primo album solista “Flamingo”?
Sin dall’inizio dei miei studi musicali, ho dedicato particolare attenzione all’aspetto compositivo, accumulando diverse composizioni nel “cassetto”. Dopo il mio ritorno dalla Spagna, iniziai una serie di incontri con il Maestro Mazzarino. Di volta in volta, gli presentavo una nuova composizione che suonavamo insieme e sulla quale il Maestro operava gli arrangiamenti. Giunti ad un numero considerevole di brani arrangiati, il Maestro mi disse: ”È arrivato il momento di registrare!”
Che cosa rappresenta per te questo album? C’è un messaggio o un tema centrale che vuoi trasmettere?
Questo lavoro ha un sapore unico poiché racchiude esperienze di vita, racconti, emozioni e affetti. Il mio motto è “alle esperienze e agli affetti”: alla fine, ciò che conta è ciò che hai vissuto e le persone che ti vogliono bene. “Flamingo” ha un significato particolare, richiamando non solo la copertina dell’album dal suono ipnotico delle tastiere “Mr. Hands” di Herbie Hancock, con il suo fenicottero, ma anche rendendo omaggio alla Spagna, poiché in spagnolo “fenicottero” si traduce in “flamenco”. Ecco, questo album rappresenta un tributo profondo alle emozioni e alle esperienze che ho vissuto.
In un tuo recente post pubblicato sui social hai parlato del Maestro Giovanni Mazzarino come di una guida fondamentale. In che modo il suo insegnamento ha influenzato il tuo approccio alla musica e al jazz?
Il Maestro mi ha trasmesso una visione profonda del jazz, insegnandomi a cercare sempre l’essenza della musica oltre la tecnica. Con lui ho affinato il senso dell’armonia, l’importanza dell’interplay e il valore della ricerca stilistica. Il suo modo di concepire la musica mi ha spinto a sviluppare una voce personale sulla chitarra, mantenendo sempre un forte legame con la tradizione ma senza rinunciare all’esplorazione sonora. È stato un immenso onore collaborare con il Maestro per questo disco. Fin dalla prima volta in cui l’ho ascoltato all’opera, ho potuto apprezzarne la straordinaria competenza e l’altruismo nel mettersi a disposizione degli altri musicisti, in particolare dei più giovani. I brani non suonerebbero così senza il suo prezioso contributo. Dal punto di vista pianistico, ho particolarmente apprezzato due tratti distintivi della sua arte: la scelta dei voicing, sempre volti ad esaltare la melodia, e il suo solismo di altissimo livello. Non potrei essere più soddisfatto di questa collaborazione.

Alcuni brani sono cantati da Giovanna Magro. Come è nata questa collaborazione e cosa ha portato di unico al progetto?
Collaboro con Giovanna Magro da molti anni. Oltre a possedere una straordinaria padronanza del suo strumento e una profonda conoscenza della sua arte, ciò che apprezzo di più in lei è il suo timbro meraviglioso e la forza espressiva che riesce a infondere in ogni interpretazione. Quando inizia a cantare, è subito magia. Inoltre, Giovanna ha composto i testi di due brani presenti nell’album: “Atardecer” e “You’re That Place”. Credo che non avrebbe potuto trovare parole migliori per esprimere le emozioni intrinseche a queste composizioni.
Francesco Scopelliti alla batteria e Tommaso Pugliese al contrabbasso nell’album sono i musicisti che hai scelto per accompagnarti in questa esperienza… perché hai scelto loro?
Entrambi sono musicisti di grande talento, con una ritmica solida e una notevole creatività. La loro presenza ha conferito un valore aggiunto al progetto. Vorrei anche sottolineare che sicuramente, oltre alla solidità del gruppo, la differenza l’ha fatta chi ha registrato e datoforma sonora al nostro lavoro ossia Vincenzo Cavalli, un professionista eccezionale, dotato di un grande orecchio e capacità di interpretare rapidamente le richieste dei musicisti. Sono molto soddisfatto del suono che ha conferito al disco.




Prima di Flamingo è uscito il singolo “Cabo de Gata”. So che c’è una storia dietro questo brano…
Cabo de Gata è una riserva naturale di straordinaria bellezza, caratterizzata da spiagge incontaminate e calette stupende, prive di qualsiasi segno di presenza umana. Ho vissuto momenti magici in questo luogo di bellezza intatta, sperimentando una spensieratezza simile a quella dell’infanzia. Il brano è suddiviso in tre sezioni. Nella sezione A, ho scelto un ritmo incalzante, ispirato alle ritmiche Partido Alto tipiche dello stile chitarristico di João Bosco. Questo ritmo evoca l’adrenalina di chi sa di dover affrontare una giornata meravigliosa, come quando eravamo in viaggio per Cabo de Gata. Per la sezione B, ho optato per un ritmo diverso, inquadrabile nel bolero. La melodia e gli accordi sono fortemente influenzati dalle tonnellate di flamenco che ho ascoltato durante la mia permanenza in Andalusia. La sezione C, in contrapposizione con le altre due, è suonata in “Half Time Feel”, con un tempo Even Eight’s Latin feel e caratterizzata da un susseguirsi di accordi molto tensivi e moderni: min (Maj7). Il finale riporta l’ascoltatore nuovamente in Andalusia, con una melodia suonata all’unisono da tutti gli strumenti.
Il Jazz è tutt’altro che morto e, finchè ci sarà interesse per la musica autentica, non morirà mai.
Quali sono i tuoi brani preferiti nell’album e perché?
Ogni brano è speciale, poiché racconta un momento di vita, un’emozione o uno stato d’animo diverso. Forse il più intenso è “Atardecer”, un brano ispirato a una passeggiata serale con Giovanna, durante la quale ci siamo soffermati ad ammirare uno dei tanti tramonti andalusi. In quel momento, la musica è fluita dalle mie mani in modo quasi spontaneo. Giovanna, avendo condiviso con me sia il momento che l’emozione che hanno dato vita al brano, è riuscita a trasmettere tutta l’intensità attraverso il testo e la sua toccante interpretazione.
Come vedi l’evoluzione del Jazz oggi e quale pensi sia il suo ruolo nella musica contemporanea?
Il Jazz è tutt’altro che morto e, finché ci sarà interesse per la musica autentica, non morirà mai. Tuttavia, ritengo molto remota la possibilità di uscire dallo stato di “musica di nicchia”. In una società sempre più frenetica, con meno tempo a disposizione, diventa sempre più difficile trovare nel pubblico generale potenziali fruitori di jazz.
Questo è dovuto alla soglia di attenzione media ai minimi storici e all’utilizzo della musica rilegato a sottofondo per altre attività: purtroppo la qualità dei prodotti che “passano” per i canali principali (radio,tv,social networks) risente tremendamente di questi due aspetti.
Quali consigli daresti ai giovani musicisti che vogliono intraprendere una carriera nel Jazz?
Il consiglio che mi sentirei di dare anche a me stesso, considerandomi ancora relativamente giovane, è di seguire la propria passione, di essere sempre autentici e di non considerare mai di essere arrivati a destinazione: il percorso di apprendimento è infinito.

L’artista
Carlo Alberto Proto, chitarrista e compositore siciliano di Maletto (CT), si è laureato con lode in Chitarra Jazz presso il Conservatorio “A. Corelli” di Messina sotto la guida di Giovanni Mazzarino. Ha affinato la sua formazione con maestri del calibro di Fabrizio Bosso, Enrico Intra, Bebo Ferra, Rosario Giuliani e Eddie Gomez.
Si esibisce come band leader in rinomati club europei, tra cui la Fundación ClasiJazz di Almería e The Concorde Club di Southampton. Dal 2017 collabora stabilmente con la cantante Giovanna Magro, portando i loro progetti su palcoscenici internazionali come il Teatro Antico di Taormina e il Sicilia Jazz Festival. Nel 2021 ha fondato il collettivo VARK3S, con cui ha vinto il premio “Miglior Composizione” all’International Jazz Festival Johnny Raducanu in Romania. Nel febbraio 2025 ha vinto il prestigioso Concorso “Chicco Bettinardi” ” per i giovani talenti promosso dal Piacenza Jazz Club.
Ha collaborato con big band come la Corelli Jazz Band e la Clasijazz Big Band Pro, condividendo il palco con artisti del calibro di Bobby Watson e Fabrizio Bosso. Il 5 ottobre 2024 è uscito il singolo Cabo de Gata, anteprima del suo album Flamingo (Jazzy Records). Attivo anche come docente, svolge un’intensa attività didattica in Sicilia.
Discografia
- Flamingo – Carlo Alberto Proto feat. Giovanni Mazzarino (Jazzy Records, JR0034)
- In The Valparaiso Foundation – Bobby Watson, Duccio Bertini & Clasijazz Big Band Pro (Clasijazz, 2022)
- Composit – Giovanna Magro feat. Giovanni Mazzarino (Jazzy Records, JR0030)

Personalità creativa e poliedrica, Valentina Gramazio è una cantante, songwriter, performer, giornalista, discografica indipendente, pubblicitaria e instancabile operatrice culturale attiva in Lombardia, in Veneto e in Sicilia. Socia dell’etichetta Jazzy Records, curatrice del Crema Jazz Art Festival, produttrice di eventi legati alla promozione della cultura della musica Jazz. È un’appassionata di musica, arte, letteratura, fotografia e cinema. Ama i fiori ma non ha il pollice verde, tuttavia coltiva l’arte dell’umorismo e quella del buon umore, che non sono necessariamente sinonimi.