Jazz, studio e personalità, il percorso vincente di Carlo Alberto Proto

Jazz, studio e personalità, il percorso vincente di Carlo Alberto Proto

Chitarrista raffinato e compositore promettente, fresco di primo posto al concorso per giovani talenti “Chicco Bettinardi”, il chitarrista Carlo Alberto Proto esordisce da solista con Flamingo, un album che intreccia esperienze, passioni e influenze musicali che spaziano dal Jazz mediterraneo al flamenco. Pubblicato da Jazzy Records e prodotto con la collaborazione del pianista e compositore Giovanni Mazzarino, il lavoro rivela una visione del Jazz che fonde tradizione e innovazione come chiave per incontrare un pubblico sempre più trasversale rispetto ai generi musicali, costantemente alla ricerca di idee, qualità ed emozioni. In questa intervista Carlo Alberto ci racconta la genesi di Flamingo, il suo amore per la musica nato tra le corde della chitarra e maturato attraverso collaborazioni di prestigio e i suoi successi frutto di passione e grande impegno.

Le immagini e il video sono di Nunzio Santisi

La cover dell’album

Ciao Carlo, come è entrato il Jazz nella tua vita?

Mio padre è sempre stato un grande appassionato di rock, e in casa mia la musica di ogni genere ha sempre avuto un ruolo centrale. A tredici anni, affascinato dai miei “guitar heroes” – Carlos Santana, David Gilmour, Eric Clapton, Jimi Hendrix – chiesi ai miei genitori una chitarra elettrica. Da quel momento non me ne separai più. Iniziai il mio percorso musicale sotto la guida del Maestro Maurizio Salerno, che mi introdusse all’ascolto del Jazz. Gli anni di studio furono all’insegna della scoperta e del divertimento: trascorrevo interi pomeriggi ad assimilare i miei soli e riff preferiti, esplorandone il linguaggio musicale con entusiasmo. Terminato il Liceo, decisi di dedicarmi completamente alla musica e tentare l’ammissione al Conservatorio nel corso di Chitarra Jazz. Fin dai primi ascolti, rimasi affascinato dalle armonie raffinate, dai mille colori sonori e, soprattutto, dall’incredibile libertà espressiva che il jazz offre ai suoi musicisti. È proprio questo aspetto artistico ad avermi conquistato: il Jazz è ricerca del bello, è espressione autentica di sé, fatta di emozioni, idee, energia. Un’arte libera, senza compromessi commerciali a contaminarne la purezza creativa. Per me, il jazz è proprio questo: Ars gratia artis.

Quali sono stati i tuoi ascolti, quali le esperienze importanti?

Il mio percorso di ascolto è iniziato con chitarristi leggendari come Django Reinhardt e Wes Montgomery, per poi espandersi a figure fondamentali del pre be-bop, come Louis Armstrong, Lester Young e le grandi orchestre di Count Basie e Benny Goodman.
Ancora oggi ascolto molto i chitarristi: la chitarra è uno strumento estremamente particolare, e mi affascina sempre scoprire le soluzioni armoniche, tecniche e timbriche che i grandi riescono a trovare, tracciando la strada per noi comuni mortali! Oggi i miei principali punti di riferimento sono Pat Metheny, Peter Bernstein, John Scofield e Kurt Rosenwinkel.
Tra le esperienze formative più significative, sicuramente spiccano gli anni in Conservatorio con il Maestro Giovanni Mazzarino. Oltre a trasmetterci un metodo e una chiave di lettura per entrare nel mondo del jazz, ha sempre incentivato la nostra crescita attraverso concerti in combo, Big Band e masterclass. Dopo il Conservatorio, ho trascorso nove mesi in Andalusia presso il Jazz Club “Clasijazz”, dove ho avuto l’opportunità di suonare in diversi progetti con musicisti di varie nazionalità e di incidere un disco con la ClasiJazz BigBandPro, un’orchestra che riunisce alcuni tra i migliori jazzisti di Spagna. Un’esperienza straordinaria, resa ancora più speciale dalla presenza di un autentico monumento della storia del jazz mondiale: Bobby Watson.

Il Concorso Nazionale “Chicco Bettinardi” è una delle competizioni più prestigiose per i giovani talenti del jazz in Italia. Cosa ha significato per te partecipare e vincere questo premio?

Partecipare al Bettinardi mi ha dato l’opportunità di confrontarmi con musicisti straordinari e di esibirmi in un contesto altamente stimolante. Aver ricevuto questo meraviglioso premio insieme al talentuosissimo Andrea Paternostro è una grande soddisfazione, non solo per il riconoscimento in sé, ma perché conferma che la mia ricerca musicale sta andando nella giusta direzione. È stata una serata di altissimo livello e sono onorato di aver condiviso il palco con artisti così talentuosi.

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Carlo Alberto Proto e Andrea Paternostro, primi classificati al Concorso Chicco Bettinardi 2025

Come è nato il progetto del tuo primo album solista “Flamingo”?

Sin dall’inizio dei miei studi musicali, ho dedicato particolare attenzione all’aspetto compositivo, accumulando diverse composizioni nel “cassetto”. Dopo il mio ritorno dalla Spagna, iniziai una serie di incontri con il Maestro Mazzarino. Di volta in volta, gli presentavo una nuova composizione che suonavamo insieme e sulla quale il Maestro operava gli arrangiamenti. Giunti ad un numero considerevole di brani arrangiati, il Maestro mi disse: ”È arrivato il momento di registrare!”

Che cosa rappresenta per te questo album? C’è un messaggio o un tema centrale che vuoi trasmettere?

Questo lavoro ha un sapore unico poiché racchiude esperienze di vita, racconti, emozioni e affetti. Il mio motto è “alle esperienze e agli affetti”: alla fine, ciò che conta è ciò che hai vissuto e le persone che ti vogliono bene. “Flamingo” ha un significato particolare, richiamando non solo la copertina dell’album dal suono ipnotico delle tastiere “Mr. Hands” di Herbie Hancock, con il suo fenicottero, ma anche rendendo omaggio alla Spagna, poiché in spagnolo “fenicottero” si traduce in “flamenco”. Ecco, questo album rappresenta un tributo profondo alle emozioni e alle esperienze che ho vissuto.

In un tuo recente post pubblicato sui social hai parlato del Maestro Giovanni Mazzarino come di una guida fondamentale. In che modo il suo insegnamento ha influenzato il tuo approccio alla musica e al jazz?

Il Maestro mi ha trasmesso una visione profonda del jazz, insegnandomi a cercare sempre l’essenza della musica oltre la tecnica. Con lui ho affinato il senso dell’armonia, l’importanza dell’interplay e il valore della ricerca stilistica. Il suo modo di concepire la musica mi ha spinto a sviluppare una voce personale sulla chitarra, mantenendo sempre un forte legame con la tradizione ma senza rinunciare all’esplorazione sonora. È stato un immenso onore collaborare con il Maestro per questo disco. Fin dalla prima volta in cui l’ho ascoltato all’opera, ho potuto apprezzarne la straordinaria competenza e l’altruismo nel mettersi a disposizione degli altri musicisti, in particolare dei più giovani. I brani non suonerebbero così senza il suo prezioso contributo. Dal punto di vista pianistico, ho particolarmente apprezzato due tratti distintivi della sua arte: la scelta dei voicing, sempre volti ad esaltare la melodia, e il suo solismo di altissimo livello. Non potrei essere più soddisfatto di questa collaborazione.

Giovanna Magro e Giovanni Mazzarino


Alcuni brani sono cantati da Giovanna Magro. Come è nata questa collaborazione e cosa ha portato di unico al progetto?

Collaboro con Giovanna Magro da molti anni. Oltre a possedere una straordinaria padronanza del suo strumento e una profonda conoscenza della sua arte, ciò che apprezzo di più in lei è il suo timbro meraviglioso e la forza espressiva che riesce a infondere in ogni interpretazione. Quando inizia a cantare, è subito magia. Inoltre, Giovanna ha composto i testi di due brani presenti nell’album: “Atardecer” e “You’re That Place”. Credo che non avrebbe potuto trovare parole migliori per esprimere le emozioni intrinseche a queste composizioni.

Francesco Scopelliti alla batteria e Tommaso Pugliese al contrabbasso nell’album sono i musicisti che hai scelto per accompagnarti in questa esperienza… perché hai scelto loro?

Entrambi sono musicisti di grande talento, con una ritmica solida e una notevole creatività. La loro presenza ha conferito un valore aggiunto al progetto.  Vorrei anche sottolineare che sicuramente, oltre alla solidità del gruppo, la differenza l’ha fatta chi ha registrato e datoforma sonora al nostro lavoro ossia Vincenzo Cavalli, un professionista eccezionale, dotato di un grande orecchio e capacità di interpretare rapidamente le richieste dei musicisti. Sono molto soddisfatto del suono che ha conferito al disco.

Prima di Flamingo è uscito il singolo “Cabo de Gata”. So che c’è una storia dietro questo brano…

Cabo de Gata è una riserva naturale di straordinaria bellezza, caratterizzata da spiagge incontaminate e calette stupende, prive di qualsiasi segno di presenza umana. Ho vissuto momenti magici in questo luogo di bellezza intatta, sperimentando una spensieratezza simile a quella dell’infanzia. Il brano è suddiviso in tre sezioni.  Nella sezione A, ho scelto un ritmo incalzante, ispirato alle ritmiche Partido Alto tipiche dello stile chitarristico di João Bosco. Questo ritmo evoca l’adrenalina di chi sa di dover affrontare una giornata meravigliosa, come quando eravamo in viaggio per Cabo de Gata. Per la sezione B, ho optato per un ritmo diverso, inquadrabile nel bolero. La melodia e gli accordi sono fortemente influenzati dalle tonnellate di flamenco che ho ascoltato durante la mia permanenza in Andalusia. La sezione C, in contrapposizione con le altre due, è suonata in “Half Time Feel”, con un tempo Even Eight’s Latin feel e caratterizzata da un susseguirsi di accordi molto tensivi e moderni: min (Maj7).  Il finale riporta l’ascoltatore nuovamente in Andalusia, con una melodia suonata all’unisono da tutti gli strumenti.

Il Jazz è tutt’altro che morto e, finchè ci sarà interesse per la musica autentica, non morirà mai.

Quali sono i tuoi brani preferiti nell’album e perché?

Ogni brano è speciale, poiché racconta un momento di vita, un’emozione o uno stato d’animo diverso. Forse il più intenso è “Atardecer”, un brano ispirato a una passeggiata serale con Giovanna, durante la quale ci siamo soffermati ad ammirare uno dei tanti tramonti andalusi. In quel momento, la musica è fluita dalle mie mani in modo quasi spontaneo. Giovanna, avendo condiviso con me sia il momento che l’emozione che hanno dato vita al brano, è riuscita a trasmettere tutta l’intensità attraverso il testo e la sua toccante interpretazione.

Come vedi l’evoluzione del Jazz oggi e quale pensi sia il suo ruolo nella musica contemporanea?

Il Jazz è tutt’altro che morto e, finché ci sarà interesse per la musica autentica, non morirà mai. Tuttavia, ritengo molto remota la possibilità di uscire dallo stato di “musica di nicchia”. In una società sempre più frenetica, con meno tempo a disposizione, diventa sempre più difficile trovare nel pubblico generale potenziali fruitori di jazz.
Questo è dovuto alla soglia di attenzione media ai minimi storici e all’utilizzo della musica rilegato a sottofondo per altre attività: purtroppo la qualità dei prodotti che “passano” per i canali principali (radio,tv,social networks) risente tremendamente di questi due aspetti.

Quali consigli daresti ai giovani musicisti che vogliono intraprendere una carriera nel Jazz?

Il consiglio che mi sentirei di dare anche a me stesso, considerandomi ancora relativamente giovane,  è di seguire la propria passione, di essere sempre autentici e di non considerare mai di essere arrivati a destinazione: il percorso di apprendimento è infinito.

L’artista

Carlo Alberto Proto, chitarrista e compositore siciliano di Maletto (CT), si è laureato con lode in Chitarra Jazz presso il Conservatorio “A. Corelli” di Messina sotto la guida di Giovanni Mazzarino. Ha affinato la sua formazione con maestri del calibro di Fabrizio Bosso, Enrico Intra, Bebo Ferra, Rosario Giuliani e Eddie Gomez.

Si esibisce come band leader in rinomati club europei, tra cui la Fundación ClasiJazz di Almería e The Concorde Club di Southampton. Dal 2017 collabora stabilmente con la cantante Giovanna Magro, portando i loro progetti su palcoscenici internazionali come il Teatro Antico di Taormina e il Sicilia Jazz Festival. Nel 2021 ha fondato il collettivo VARK3S, con cui ha vinto il premio “Miglior Composizione” all’International Jazz Festival Johnny Raducanu in Romania. Nel febbraio 2025 ha vinto il prestigioso Concorso “Chicco Bettinardi” ” per i giovani talenti promosso dal Piacenza Jazz Club.

Ha collaborato con big band come la Corelli Jazz Band e la Clasijazz Big Band Pro, condividendo il palco con artisti del calibro di Bobby Watson e Fabrizio Bosso. Il 5 ottobre 2024 è uscito il singolo Cabo de Gata, anteprima del suo album Flamingo (Jazzy Records). Attivo anche come docente, svolge un’intensa attività didattica in Sicilia.

Discografia

  • Flamingo – Carlo Alberto Proto feat. Giovanni Mazzarino (Jazzy Records, JR0034)
  • In The Valparaiso Foundation – Bobby Watson, Duccio Bertini & Clasijazz Big Band Pro (Clasijazz, 2022)
  • Composit – Giovanna Magro feat. Giovanni Mazzarino (Jazzy Records, JR0030)

Gioco & Jazz: un connubio originale per l’educazione del futuro 

Gioco & Jazz: un connubio originale per l’educazione del futuro 

Un puntuale resoconto del convegno “Gioco & Jazz” realizzato in collaborazione con Regione Lombardia e promosso dall’etichetta discografica Jazzy Records nell’ambito delle attività di promozione del progetto But Not For Free – l’album di Veronica Parrilla featuring Giovanni Mazzarino dedicato ai diritti civili. L’evento è nato dalla partnership con l’Associazione Animum Ludendo Coles, impegnata da trent’anni si temi del diritto al gioco.

Dopo i saluti istituzionali di Alessandro Fermi, Assessore Università, Ricerca, Innovazione sono intervenuti

  • Valentina Gramazio, songwriter e discografica indipendente (Jazzy Records) – “But Not For Free: un progetto artistico per parlare di diritti civili e diritto al gioco”.
  • Giovanni Mazzarino, musicista, docente di Tecniche di Improvvisazione Musicale e Coordinatore del Dipartimento di Nuove Tecnologie e Linguaggi Musicali presso il Conservatorio Fausto Torrefranca di Vibo Valentia – “L’innovazione musicale è un’invenzione non inventata”.
  • Francesca Antonacci, Professoressa ordinaria in “Pedagogia generale e sociale: pedagogia del gioco” presso l’Università Bicocca di Milano – “Gioco e musica per aprire alla speranza”.
  • Furio Ferri, designer di elementi ludici fondatore dell’Associazione Artistica Animum Ludendo Coles – “La strada maestra del gioco e del Jazz”.
  • Vanna Gherardi, Professoressa Alma Mater Studiorum – Università di Bologna – “Agenda 2030: spazi per giocare, spazi per crescere”.
  • Francesca Squillaci, Docente di scuola primaria, Bologna – “Educazione musicale e progettualità didattica”.

Il Convegno è stato moderato da Silvana Garufi, già Direttore presso la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Milano.

Il legame tra gioco e musica Jazz è stato esplorato in profondità durante il convegno “Gioco & Jazz | Ricerca Innovativa in ambito educativo e musicale”, tenutosi il 10 ottobre 2024 nella prestigiosa Sala Gonfalone di Palazzo Pirelli a Milano, sede del Consiglio Regionale della Lombardia. L’evento, promosso dall’etichetta discografica Jazzy Records, dall’Associazione Artistica Animum Ludendo Coles e sostenuto da Regione Lombardia, MiC e SIAE, ha riunito musicisti, educatori e ricercatori per riflettere sulle potenzialità educative di due mondi apparentemente distanti ma profondamente connessi.

L’Assessore all’ Università, Ricerca, Innovazione Alessandro Fermi ha aperto i lavori del convegno con un caloroso saluto ai relatori e al pubblico presente, sottolineando l’importanza di un evento così partecipato. In una una sala gremita, l’Assessore ha evidenziato come, per la prima volta in un luogo Istituzionale così importante per la Regione Lombardia si sia affrontato il binomio tra gioco ed educazione musicale, un tema che unisce creatività e formazione in modo innovativo. Fermi ha poi ricordato che l’innovazione non riguarda soltanto l’ambito tecnologico, ma anche il mondo dell’educazione, dove approcci nuovi e interdisciplinari come quello del Jazz e del gioco possono offrire opportunità straordinarie per la crescita culturale e sociale. Un intervento che ha dato il via al convegno con un messaggio di apertura verso nuove prospettive educative.


Jazz e gioco: linguaggi universali per crescere

Francesca Antonacci, professoressa ordinaria in Pedagogia generale e sociale: pedagogia del gioco presso l’Università Bicocca di Milano, ha approfondito il rapporto tra gioco e musica come strumenti per accedere a un “mondo-altro”, un universo speciale dove il piacere, la creatività e la crescita trovano terreno fertile. Nel suo intervento, “Gioco e musica per aprire alla speranza”, ha invitato i partecipanti a riflettere sul ruolo che gioco e musica hanno avuto nella loro vita, scavando nei ricordi per ritrovare il valore del ritmo e del divertimento. Ha sottolineato l’importanza delle regole: senza di esse, né il gioco né la musica potrebbero esistere. Tuttavia, è proprio la conoscenza profonda delle regole che permette di essere creativi e di trasformare il gioco e la musica in strumenti di inclusione, crescita e scoperta di nuove prospettive. Antonacci ha anche evidenziato un elemento linguistico interessante: il termine “play”, in inglese, significa sia giocare che suonare. Questo intreccio semantico riflette il legame profondo tra gioco e musica, entrambi capaci di proiettare chi li pratica in una dimensione in cui gli errori non sono fallimenti ma opportunità di apprendimento.


La musica Jazz per parlare del diritto al gioco 

Valentina Gramazio, songwriter e titolare dell’etichetta Jazzy Records che ha promosso il Convegno, ha illustrato come il Jazz sia un linguaggio universale capace di unire generazioni e culture. Attraverso il videoclip del progetto “But Not For Free”, vincitore del Bando SIAE “Per Chi Crea”, Gramazio ha mostrato come il Jazz e il gioco possano essere strumenti per parlare di diritti civili, in particolare del diritto al gioco. Ha spiegato che, come nel Jazz, anche nel gioco è fondamentale la trasmissione di regole da una generazione all’altra, creando un contesto inclusivo dove grandi e piccoli possano condividere esperienze e valori. Nel corso della sua relazione, Gramazio ha presentato un nuovo videoclip realizzato proprio in occasione del convegno Gioco & jazz, “The Sweet Childhood Time” di Veronica Parrilla featuring Giovanni Mazzarino, contenuto nell’album “But Not For Free” e che tratta proprio del diritto dei bambini ad avere un’infanzia serena dove il gioco e la scoperta sono protagonisti della crescita. Questo diritto, purtroppo, non è garantito in tutti i Paesi del mondo e milioni di bimbi vivono situazioni di estremo disagio, nella nella povertà materiale e morale senza poter realizzare la loro “missione di bambini”.

Giovanni Mazzarino, pianista, compositore e coordinatore del Dipartimento di Nuove Tecnologie e Linguaggi Musicali presso il Conservatorio Fausto Torrefranca di Vibo Valentia, ha portato la sua esperienza nella relazione “L’innovazione musicale è un’invenzione non inventata”. Mazzarino ha spiegato che il Jazz, più che un genere musicale, è un processo creativo basato su regole precise che, una volta interiorizzate, permettono di improvvisare. L’improvvisazione, ha detto, non è casualità: è un atto consapevole, un’espressione autentica che nasce solo dalla conoscenza profonda del linguaggio musicale. Ha paragonato il Jazz al gioco, sottolineando che entrambi richiedono un sistema condiviso di regole per poter essere praticati. Solo chi padroneggia le regole può andare oltre, creando, divertendosi e condividendo. Ha aggiunto che il Jazz non è solo un linguaggio musicale ma un movimento culturale capace di trasmettere valori sociali alle nuove generazioni, un aspetto che lo rende un potente strumento educativo.

Furio Ferri, designer di manufatti ludici e fondatore dell’Associazione Artistica Animum Ludendo Coles, ha approfondito il tema del gioco come strumento di crescita e aggregazione. Nel suo intervento, “La strada maestra del gioco e del Jazz”, ha ricordato che il bambino, giocando, non è consapevole che sta imparando: il gioco è un’attività che sviluppa fantasia, socialità e capacità di adattamento. Ferri ha sottolineato l’importanza di recuperare i giochi tradizionali, che richiedono poche risorse ma tanta creatività: bastano un gessetto, una corda, delle biglie o un pallone improvvisato per creare momenti di condivisione e apprendimento.

Ha poi parlato della necessità di ripensare gli spazi urbani per renderli adatti al gioco libero, coinvolgendo i bambini nella loro progettazione. Questa riflessione richiama l’importanza di tramandare la tradizione orale e i gesti del gioco, elementi fondamentali anche nel Jazz, dove la trasmissione delle regole avviene spesso attraverso l’esperienza diretta e la pratica collettiva.


La scuola come fulcro delleducazione interdisciplinare

Vanna Gherardi, professoressa Alma Mater Studiorum e coordinatrice del Centro di Ricerche sulle Didattiche Attive – Università di Bologna, ha collegato il tema del convegno agli obiettivi dell’Agenda ONU 2030, in particolare all’Obiettivo 11 sulle città sostenibili. Ha spiegato come il suo Centro di ricerche sulla didattica attiva stia sviluppando progetti che uniscono apprendimento, inclusione e sostenibilità. Secondo Gherardi, la progettazione di spazi urbani deve tenere conto delle esigenze di bambini e anziani, coinvolgendoli direttamente nel processo creativo. Ha anche sottolineato il ruolo fondamentale degli insegnanti, che devono essere formati e supportati in questo nuovo approccio educativo.

Francesca Squillaci, insegnante di scuola primaria, ha portato un esempio concreto di come la musica e il gioco possano essere integrati nella didattica. Nel suo intervento, “Educazione musicale e progettualità didattica”, ha citato Fourier, che già nel 1925 sottolineava il valore educativo di queste attività. Squillaci ha insistito sull’importanza di coinvolgere figure professionali esterne, come musicisti e associazioni, per arricchire l’offerta educativa. La scuola, ha detto, deve essere un luogo di collaborazione, capace di creare un network con il territorio per valorizzare la musicalità innata di ogni individuo e promuovere progetti inclusivi.

Conclusioni: un progetto speciale e congiunto per rendere concreti i temi del convegno

Il convegno si è chiuso con un forte impegno condiviso dai relatori: rendere concreta l’esperienza e i concetti discussi attraverso un progetto educativo che integri Gioco e Jazz. L’obiettivo è creare un modello innovativo che unisca educatori, musicisti, designer e amministratori per sviluppare iniziative che valorizzino il Jazz e il gioco come strumenti di crescita personale e sociale. I partecipanti hanno sottolineato l’importanza di coinvolgere le scuole, il territorio e le famiglie in un percorso interdisciplinare che sappia educare al rispetto delle regole, stimolare la creatività e promuovere l’inclusione. Questo progetto pilota sarà il primo passo verso una nuova visione dell’educazione, in cui Jazz e gioco diventino i cardini di un approccio che guarda al futuro con speranza, immaginazione e collaborazione.

Fotografie ©Dan Codazzi

“But Not For Free”, la libertà ha un costo che la musica rende più accessibile

“But Not For Free”, la libertà ha un costo che la musica rende più accessibile

Una recensione della nostra redazione dell’album “But Not For Free” della vocalist calabrese Veronica Parrilla, coinvolta da Jazzy Records nel progetto diretto da Giovanni Mazzarino e realizzato con il sostegno di Siae e Mic nell’ambito del programma “Per Chi Crea”, insieme ad altri due giovani talenti della nuova scena Jazz: Matteo Pesce e Giuseppe Gugliotta.

Che il jazz fosse un linguaggio universale capace di veicolare messaggi profondi, lo si sa da sempre; e l’album d’esordio di Veronica Parrilla, intitolato “But Not For Free” e firmato Jazzy Records, lo conferma con una chiarezza sorprendente. Sotto la direzione musicale di Giovanni Mazzarino, pianista e compositore dal tocco raffinato e ispirato, la giovanissima cantante calabrese mette in luce una voce già matura, avvolgente e ricca di sfumature, che conduce l’ascoltatore in un viaggio sonoro in cui il jazz diventa veicolo di impegno sociale e culturale.

Il progetto, realizzato con il sostegno del MiC e di SIAE nell’ambito del bando “Per Chi Crea”, ha una duplice anima: da un lato, la freschezza di un laboratorio didattico – ché sia la Parrilla sia i suoi compagni di sezione ritmica, il batterista Matteo Pesce e il bassista Giuseppe Gugliotta, sono stati formati sotto l’egida dello stesso Mazzarino nei Conservatori calabresi – dall’altro, la consapevolezza di una produzione professionale che sa esprimere, con solido mestiere, profondi valori umani.

Veronica Parrilla in studio – Ph. Nunzio Santisi

Il titolo “But Not For Free” si rivela immediatamente una dichiarazione d’intenti: la citazione del celebre standard “But Not for Me” non è casuale, ma vuole porre l’accento sul fatto che la libertà e i diritti – centrali nell’intero album – non siano mai un dato scontato o “gratuito”. Piuttosto, sono conquiste da difendere con tenacia, con un impegno che questa nuova generazione di musicisti traduce in note e parole.

Sul versante compositivo, le firme di Mazzarino garantiscono un terreno armonico e melodico di grande eleganza, con strutture che richiamano la tradizione hard bop e mainstream jazz, ma sanno aprirsi a soluzioni più moderne, offrendo alla voce di Parrilla ampio spazio di espressione. Il suo timbro si muove morbido e sicuro fra ballad dal sapore intimo e brani più incalzanti dal ritmo vivace, sostenuto dal sapiente interplay di Pesce e Gugliotta.

La cover del CD

I testi scritti dalla stessa Parrilla sono il cuore pulsante del disco. Ogni traccia affronta un tema cruciale, legato ai diritti umani: In “The Plant” si parla con trasporto del diritto di scelta delle donne, del coraggio e della resilienza femminili; “Lost at Home” intreccia una linea melodica malinconica a un testo che richiama l’importanza dell’istruzione e della conoscenza come chiavi di libertà; “Sweet Childhood Time” tocca le corde più tenere, celebrando il diritto a un’infanzia autentica e priva di ingiuste imposizioni; “Visions in the Fog” e “Stay Little Sheet” sottolineano, rispettivamente, la libertà di espressione e il valore dell’identità, invitando a non farci intrappolare da silenzi e censure… Il brano che dà il titolo al disco, “But Not For Free”, è un inno gioioso alla libertà, in cui la voce della Parrilla diventa quasi una bandiera da sventolare per ricordarci che la conquista dei diritti necessita di determinazione e impegno costante.

Da sx: Giuseppe Gugliotta, Matteo Pesce, Giovanni Mazzarino – Ph. Nunzio Santisi

La sezione ritmica si distingue per energia e precisione: i groove di Matteo Pesce alla batteria e le linee di Giuseppe Gugliotta al basso disegnano incastri efficaci, dialogando con il pianoforte di Mazzarino in un interplay asciutto e tuttavia aperto ai momenti di improvvisazione. È proprio nelle sezioni strumentali, infatti, che si percepisce l’anima “lab” di questo progetto, dove l’ascolto reciproco e il “learning by doing” creano un ambiente nel quale ogni idea prende forma nel segno della libertà creativa.

Notevole anche la cura riservata agli arrangiamenti: Mazzarino sa valorizzare la giovane vocalist, cesellando attorno a lei progressioni armoniche che ne mettono in luce la gamma espressiva, senza rinunciare a un tocco di modernità negli incisi e nei passaggi pianistici. In alcuni frangenti, la Parrilla adotta il vocalese, tecnica jazzistica che rinsalda il legame con la tradizione ma lo proietta verso un messaggio universale, coerente con la finalità di sensibilizzazione del disco.

Giovanni Mazzarino – Ph. Nunzio Santisi

Dal punto di vista tematico, “But Not For Free” è un vero e proprio concept-album sulle conquiste di civiltà che spesso diamo per scontate e sul ruolo cruciale che la musica (e la cultura in senso più ampio) può rivestire nel promuoverle. Le parole della Parrilla vibrano di idealismo, ma non scadono nella retorica: c’è passione, c’è slancio, c’è un’urgenza genuina di raccontare la realtà e spingerci ad aprire gli occhi, quasi fosse un appello civile e artistico insieme.

In definitiva, “But Not For Free” si colloca a pieno titolo in quell’alveo di produzione jazzistica contemporanea che non rinuncia al lirismo e alla tradizione, ma che al contempo sente forte il bisogno di far vibrare le corde dell’impegno. Un debutto che – proprio come il jazz insegna – ci ricorda che l’improvvisazione più riuscita nasce sempre dall’ascolto reciproco e dalla condivisione. Esattamente ciò di cui abbiamo bisogno per guardare al futuro, difendere con orgoglio i nostri diritti e suonare, tutti insieme, una musica più giusta.

‘But not for free’: musica jazz e diritti umani nell’album di debutto di Veronica Parrilla

‘But not for free’: musica jazz e diritti umani nell’album di debutto di Veronica Parrilla

I testi e la voce della giovane cantante calabrese interpretano la musica del pianista e compositore Giovanni Mazzarino in un progetto monografico firmato Jazzy Records, dedicato alla cultura dei diritti umani


Esce il 19 luglio per Jazzy Records, in formato sia fisico che digitale, l’album “But Not For Free” dell’esordiente cantante e autrice calabrese Veronica Parrilla.Il lavoro è stato realizzato sotto la direzione musicale del pianista e compositore Giovanni Mazzarino, su progetto ideato dall’etichetta Jazzy Records. La sezione ritmica è affidata a due giovani musicisti anch’essi calabresi: il batterista Matteo Pesce e il bassista Giuseppe Gugliotta.
“But Not For Free” nasce dalla volontà di Jazzy Records di offrire un’opportunità di crescita a musicisti che si stanno affacciando al mondo del professionismo, attraverso la partecipazione al bando “Per Chi Crea”, il programma promosso dal Ministero della Cultura e gestito da SIAE che destina il 10% dei compensi della “copia privata” a supporto della creatività e della promozione culturale dei giovani sotto i 35 anni di età.
Intorno alle finalità di questo bando, Jazzy ha ideato e costruito un concept originale che, attraverso il linguaggio universale della musica Jazz, vuole riflettere su quanto sia essenziale il ruolo della cultura nella consapevolezza, nell’esercizio e nella tutela dei diritti umani. Il titolo stesso “But Not For Free” (chiara “citazione” del celebre standard Jazz “But Not for Me”), richiama l’idea che i diritti umani non siano mai stati raggiunti senza sforzo e impegno e che i giovani artisti, con la loro musica e creatività, possono essere parte di questo cambiamento.
I brani dell’album affrontano temi fondamentali e attuali. Ad esempio,  “The Plant” parla del diritto di scelta delle donne, mettendo in luce la loro forza e resilienza; “Lost at Home” evidenzia il diritto all’istruzione come chiave per la consapevolezza e la libertà; “Sweet Childhood Time” celebra il diritto a vivere un’infanzia vera e spensierata; mentre “Visions in the Fog” e “Stay Little Sheet” si concentrano rispettivamente sulla libertà di espressione e sull’importanza dell’identità e dell’uguaglianza. Ogni traccia offre una riflessione su come la cultura possa possa giocare un ruolo essenziale nella promozione dei diritti umani, dimostrando che la musica non è solo intrattenimento, ma anche un potente strumento di sensibilizzazione e cambiamento sociale.


UN ALBUM-LABORATORIO

Assecondando le finalità indicate da SIAE, Jazzy ha inteso dare a questo progetto un’impronta fortemente didattica (fra l’altro tutti e tre i musicisti sono stati allievi di Giovanni Mazzarino nei Conservatori di Vibo Valentia e di Messina).
Come in un vero e proprio laboratorio di musica d’insieme, il Maestro ha messo a disposizione un corpus di sue composizioni originali, proponendo alla Parrilla l’esercizio di scrivere testi originali che scandagliassero il tema portante, interpretandolo anche attraverso momenti di vocalese.
Le session di registrazione, svoltesi presso il Sonoria Studio di Vincenzo Cavalli a Scordia (CT), hanno rivestito lo spirito del seminario: attraverso il metodo del “learning by doing”, i tre musicisti hanno avuto la possibilità di affinare le proprie competenze sotto l’esigente direzione di uno dei più stimati esponenti del Jazz italiano.

Ph. Nunzio Santisi

I VIDEOCLIP

L’album è corredato da due videoclip. Il primo, “The Plant”, affronta la questione dell’emancipazione femminile e della lotta contro le discriminazioni di genere. Il secondo è “But Not For Free”, un vero inno alla libertà, in cui ballerini provenienti da tutto il mondo danzano liberi e senza schemi per le strade della propria città, perché la lotta per l’affermazione dei propri diritti umani e civili non dev’essere soltanto ribellione e sofferenza, ma può al contrario proporsi come costruzione, proposta e scelta gioiosa.


“But Not For Free” esprime un messaggio di speranza e di coraggio, un invito al cambiamento da attuare con la consapevolezza dei singoli e l’incontro dei diversi pensieri e posizioni a riguardo, atteggiamento di cui il Jazz è sempre stato promotore.

“Coraggiosi e consapevoli /Nel sentire interiormente la bellezza/Che splende in ogni vita…/ Incontra ogni pensiero, come onde nello stesso mare, ma non senza alcun costo/ Noi possiamo dare forma al colore della verità in giro per il mondo.” -But Not For Free

Veronica Parrilla è una giovane cantante e autrice calabrese, nata il 10 maggio 1999 a Cirò Marina (KR). Diplomata con Lode in Canto Jazz presso il Conservatorio “Arcangelo Corelli” di Messina. Tra i suoi riconoscimenti spicca il 1° Premio Assoluto nella Sezione Jazz al Concorso Internazionale “Vincenzo Scaramuzza”. Il suo album di debutto, “But Not For Free”, è un inno alla lotta per i diritti umani, un progetto ideato e prodotto dall’etichetta Jazzy Records Prodotto con il supporto del MiC e della SIAE nell’ambito del programma “Per Chi Crea”.

Giovanni Mazzarino è un rinomato pianista e compositore che si occupa professionalmente di Musica Jazz dal 1985. Ha collaborato con artisti di fama mondiale frs cui Enzo Randisi, Gianni Basso, Enrico Rava, Paolo Fresu, e molti altri. Nel 2002 è stato riconosciuto come “Miglior nuovo talento italiano” per il Top Jazz della rivista Musica Jazz e nel 2009 è stato annoverato, nella stessa classifica, fra i tre migliori pianisti italiani. Ha inciso 21 album a suo nome e oltre 50 come sideman. Ha tenuto corsi e Masterclass presso istituzioni prestigiose, tra cui il Berklee College of Music ed è stato direttore artistico di numerosi Festival Jazz (Piazza Jazz, Messina Sea Jazz, Crema Jazz Art Festival e molti altri). Nel 2015 ha celebrato 30 anni di carriera con un concerto live alla Fazioli Concert Hall, documentato nel film “Piani Paralleli”, trasmesso nei cinema italiani, su RAI 5 e Prime Video e inserito per 4 anni nel palinsesto di RaiPlay. Mazzarino è noto anche come operatore culturale, editore e didatta. Attualmente è titolare della cattedra “Tecniche di Improvvisazione Musicale” al Conservatorio di Vibo Valentia. È in imminente uscita il suo trattato di armonia Jazz “invenzioni non inventate”.

Antonio Grillo Trio, DOVE sono le nostre radici

Antonio Grillo Trio, DOVE sono le nostre radici

Preceduto dal singolo e dal videoclip “Pinocchio’s Blues” pubblicato il 1° settembre scorso, è ora disponibile in tutti i negozi e gli store digitali DOVE, primo album del trio formato dal chitarrista Antonio Grillo, dal contrabbassista Tommaso Pugliese e dal batterista Francesco Scopelliti. Al trio di musicisti calabresi si aggiunge in metà delle tracce il fuoriclasse della tromba Giovanni Amato. L’album è ulteriormente impreziosito dalla partecipazione della cantante Simona Daniele, protagonista (anche in veste di autrice del testo) del bonus track “While you go away”. Comunic’arti ha incontrato il trio a pochi giorni dalla pubblicazione di questo primo lavoro intriso di passione e voglia di confrontarsi con capiscuola come il trombettista salernitano loro ospite.

Potete raccontarci un po’ del processo creativo dietro l’album DOVE? Quali sono state le vostre principali fonti di ispirazione?

Antonio

È un processo che è in atto dal 2017, anno in cui si è formato questo trio con l’intento di immergersi in un lavoro alla cui base ci fosse lo studio, la ricerca personale ed originale del linguaggio jazzistico e dei contenuti stilistici che più lo rappresentano. Le nostre principali fonti di ispirazione sono alcune formazioni in trio di Jim Hall, Bill Evans, Joe Pass, Keith Jarrett, Colombo Menniti, altro riferimento importante è Thelonius Monk e poi ci sono altri musicisti come Wes Montgomery.

Come avete scelto il nome DOVE per il tuo nuovo album? C’è un significato particolare dietro questa scelta?

Antonio

Fra tutti i brani originali inseriti nell’album “DOVE” è quello più significativo. “Dove” per indicare il luogo in cui nasce tutto, ogni pensiero, gesto e/o azione; quel luogo che abbiamo dentro, nel profondo dell’anima, dove si annidano i pensieri che si mescolano e si combinano fra il passato, il presente ed il futuro; ma “DOVE” può indicare anche un luogo fisico, un bosco ad esempio. Volutamente il nome di questo album ha un significato ambivalente, infatti, se lo si pensa come termine anglosassone, rappresenta la colomba, simbolo di pace, che oggi nel mondo purtroppo manca. Allora la scelta di questo titolo vuole essere anche uno spunto riflessivo e provocatorio, per alcuni aspetti, sulla condizione sociale di oggi che l’uomo vive interiormente ed esteriormente, ma anche un messaggio di speranza per la pace.

Antonio, potresti parlarci dei musicisti che hanno collaborato con te? Com’è stato lavorare con Francesco Scopelliti alla batteria e Tommaso Pugliese al contrabbasso?

Con Francesco c’è un’amicizia che è iniziata nel periodo adolescenziale, abbiamo frequentato le scuole medie insieme e siamo stati anche compagni di banco, suoniamo insieme da quando eravamo pressapoco dodicenni, nel tempo abbiamo maturato affinità e passioni verso alcuni generi musicali, finché poi ci siamo accostati e innamorati del Jazz. Francesco alla batteria è una garanzia e suonare con lui è un grande privilegio, come anche con Tommaso, che ho conosciuto dopo, lui è il più giovane, ma è un grande talento e l’intesa è scattata subito. Con entrambi c’è un rapporto di stima reciproca, umana e professionale.

Giovanni Amato.
Ph. MJW

Giovanni Amato è un trombettista di grande fama, com’è nata la collaborazione con lui per questo album? Qual’è stato il vostro rapporto artistico durante il processo di registrazione?

Francesco

Volevamo che lo strumento in più di questo progetto in trio fosse una tromba e Giovanni è stata la ciliegina sulla torta. Avevamo alcuni nomi in mente, ma la scelta dell’ospite è ricaduta indubbiamente su di lui, anche perché per noi è un grande riferimento nel panorama del jazz italiano ed internazionale. È stato proprio Tommaso a contattarlo e lui ha accettato subito il nostro invito. Per noi è stato un grande onore. Avevo incontrato Giovanni in qualche Jam Session, ma suonarci per la prima volta insieme direttamente in uno studio di registrazione è stata una grande emozione. Alla partenza della registrazione del primo brano, stavamo con le orecchie tese cercando di capire cosa stesse per accadere, ognuno nella propria stanza, qualche cenno dai vetri, le cuffie a tenerci connessi l’uno con l’altro, immersi in una profonda concentrazione eravamo molto emozionati abbiamo avvertito delle sensazioni mai provate, finché poi Gaetano, il tecnico di sala, ha avviato il tasto Rec, siamo partiti come un treno.

La sessione di registrazione con Giovanni è stata fantastica, in media abbiamo registrato non più di due takes per ogni brano in circa due mezze giornate.

L’album include un brano con Simona Daniele. Com’è nata questa collaborazione e perché la scelta di includere la voce di Simona in quel brano specifico?

Antonio

Simona ci è stata presentata da un nostro amico che l’aveva conosciuta durante una festa estiva a Mileto, il mio paese. Lei, come noi di origini calabresi, ha una voce e un carisma che ci ha subito colpiti. Avevo scritto un brano qualche anno fa’, “While you go away”, che volevo inserire nel disco e le ho chiesto di scrivere un testo sulla base di alcune indicazioni tematiche che hanno ispirato la composizione del brano, lei l’ ha fatto magistralmente. La sua voce è proprio quella che avrei voluto ascoltare cantare questo brano.

Simona Daniele

Quali sono i temi o concetti esplorativi in “DOVE”? C’è un messaggio o un’emozione che avete cercato di trasmettere attraverso la musica?

Tommaso

A noi piace molto esplorare nuove emozioni e ci auguriamo che DOVE le trasmetti a pieno agli ascoltatori. Il tema cardine è l’attaccamento alle radici, non si può fare nessuna cosa senza tenere conto di ciò che è stato, i nostri avi sono i primi maestri. I più grandi musicisti di jazz del passato che abbiamo sempre ascoltato e studiato sono il nostro riferimento, poi in ordine temporale c’è il resto. Ecco perché abbiamo sposato l’idea proposta dalla Jazzy Records e dal fotografo Paolo Galletta di andare a fare il servizio video fotografico per il nostro album in un bosco. Il videoclip di Pinocchio’s Blues è proprio l’emblema della nostra musica: ricerca, introspezione e un pizzico di follia… soprattutto nel nostro modo di essere, semplice, spontaneo e non impostato. In effetti oggi questa assenza di costruzione da molti viene interpretata come un atteggiamento fuori dagli schemi. Gli alberi e le loro radici poi, ci rappresentano simbolicamente, nella vita ma anche nella musica noi sentiamo un legame indissolubile con il passato che non dovrebbe essere mai perso.

Come descrivereste lo stile musicale dell’album? Ci sono influenze o riferimenti particolari che avete voluto incorporare nel sound?

Antonio

Riteniamo che lo stile di questo album sia molto orientato al Jazz tradizionale, ma nel legame con la tradizione credo si avvertono anche le nostre contaminazioni con il Jazz contemporaneo, insomma…  è un po’ la nostra musica. Questo è ciò che vogliamo trasmettere al nostro pubblico. Le influenze sono diverse, chitarristicamente ci sono Charlie Christian, Jim Hall, Joe Pass, Wes Montgomery, Django Rheinardt e Colombo Menniti, ma ce ne sono molte altre, e non arrivano solo da chitarristi. Sicuramente in alcuni brani abbiamo ricercato quel suono o comunque quelle timbriche sonore, che a me piacciono molto, del trio di Jim Hall con la tromba o il flicorno di Tom Harrell.

Da sinistra a destra: Tommaso Pugliese, Antonio Rocco Grillo, Francesco Scopelliti.
Ph. Paolo Galletta

L’album presenta una combinazione di brani originali e alcune reinterpretazione di brani di classici Jazz. Com’è stato selezionato il repertorio?

Antonio

Abbiamo pensato di includere oltre ai cinque brani originali, di cui uno riproposto come “bonus track” con la voce, alcuni standard classici, riarrangiati da noi. Però la scelta è stata determinata da alcuni aspetti che ci teniamo vengano espressi. Ad esempio l’intro del brano ” The days of wine and roses” è un omaggio a Wes Montgomery” ; “Alone Togheter” è un brano a cui ci sentiamo particolarmente legati e che abbiamo voluto un po’ stravolgere, iniziando con una sorta di contrappunto, ispirandoci a Bach, cambiando il tempo del “bridge” in 4/4; Song-Song è invece un brano dall’essenza Beeatlesiniana.

Quali sono state le sfide più grandi affrontate durante la creazione di “DOVE”? E quali le soddisfazioni ottenute fino ad ora con il progetto?

Antonio

Le sfide più grandi sono state la lotta contro il tempo che non era mai abbastanza per la preparazione di questo disco e poi trovare anche il periodo più tranquillo per registrare per noi non è stato così facile; anche la scelta dei brani più appropriata per le nostre esigenze è stata una sfida difficile. Le soddisfazioni più grandi è che abbiamo fatto un album con Giovanni Amato ed un album di cui andiamo molto fieri.

C’è una traccia o un momento specifico nell’album che vi emoziona particolarmente o di cui siete particolarmente orgogliosi? Perché?

Francesco

Sono diversi i momenti che ci rendono orgogliosi in questo album, ma in “While you go away”, che è un brano che ci emoziona particolarmente sia nella versione cantata straordinariamente da Simona che in quella strumentale con Giovanni e il suo flicorno magico.

Anche nel brano song song abbiamo avvertito delle straordinarie emozioni.

Com’è stata l’esperienza di lavoro con Jazzy Records?

Tommaso

Jazzy Records è per noi l’etichetta perfetta, quella che mantiene lo stile di edizione e l’attenzione all’immagine che cercavamo. È stata un’esperienza di lavoro all’insegna della competenza, della professionalità e delle attenzioni che il team ci ha dedicato, a beneficio della nostra immagine e della promozione del disco.

Infine quali sono i vostri piani futuri rispetto alla musica e alla promozione di questo album?

Antonio

Abbiamo intenzione di promuovere questo album con un tour che partirà sicuramente da settembre. Inizieremo quindi la promozione con la stagione autunnale e poi a seguire nei mesi successivi. Ci auguriamo che il nostro progetto piaccia, di fare tanti ascolti e naturalmente di fare tanti concerti!

Dove – Antonio Grillo Trio, feat. Giovanni Amato

Edizioni ©Jazzy Records

Antonio Rocco Grillo, chitarra

Tommaso Pugliese, contrabbasso

Francesco Scopelliti, batteria
Giovanni Amato, tromba e flicorno
Simona Daniele, voce

Giovanna Magro canta la speranza nel futuro dando voce e parole ai grandi autori del Jazz contemporaneo

Giovanna Magro canta la speranza nel futuro dando voce e parole ai grandi autori del Jazz contemporaneo

E dopo un singolo di grande intensità come Where di I Start?, ecco arrivare per la cantante siracusana  Giovanna Magro il momento di presentare Composit. Al suo fianco una formazione che offre un fermo immagine dell’eccellenza del Jazz siciliano di oggi, quello dei “senior” e quello delle nuove leve: il pianista e compositore Giovanni Mazzarino, Alberto Fidone al contrabbasso e Peppe Tringali alla batteria, più il giovane e talentuoso chitarrista Carlo Alberto Proto.

Giovanna Magro
Ph. Paolo Galletta

Originaria di Lentini, un paese dell’entroterra isolano a metà strada fra Siracusa e Catania, Giovanna Magro incomincia il suo viaggio nella musica a soli 14 anni. Laureata con lode in “Canto Jazz” presso il Conservatorio “A. Corelli” di Messina e già attiva da molti anni sulla scena Jazz in Italia e all’estero, approda con un buon bagaglio di premi vinti in importanti concorsi e di esperienza a questo primo lavoro realizzato in collaborazione con il suo maestro Giovanni Mazzarino, musicista che ha sempre coltivato e promosso il talento di tanti giovani musicisti, oggi affermati professionisti.

Così come il composit è lo strumento utilizzato per raccogliere gli scatti più rappresentativi di un fotografo o di un modello, una sorta di biglietto da visita che mette in luce elementi o talenti particolari dell’artista, “Composit” è un’antologia di autori contemporanei (da Tom Harrell a Enrico Pieranunzi, da Steve Swallow allo stesso Giovanni Mazzarino),  arricchiti da testi originali scritti dalla Magro e rifiniti da Giovanni Mazzarino con  arrangiamenti ricercati, eleganti e dall’appeal contemporaneo che vestono la musica di una coerenza stilistica e di una varietà ritmica e coloristica sorprendente, orchestrata su misura per valorizzare l’espressività della leader. I testi sono concepiti come brevi capitoli di un unico racconto, ispirati alla storia di una giovane donna che si lascia alle spalle una vita difficile, ma certa, per esporsi al rischio della ricerca e dell’ignoto con l’obiettivo un futuro migliore. I temi della speranza, della paura, della libertà e del coraggio coraggio trasmettono un messaggio avvincente e universale di cui il Jazz è da sempre portavoce e che colgono l’essenza stessa della vita, ossia un percorso di scelte: desiderate, immaginate, fatte o molto spesso rimandate. In questa narrazione ritroviamo anche il vissuto dell’autrice, che racconta: “Ero fortemente attratta dall’idea era di raccontare una storia unica per tutto l’album, che si sviluppasse, brano dopo brano.

L’idea nasce dalla  composizione del Maestro Mazzarino “Shadows” (ribattezzata Shades per l’occasione) che mi ha spinto ad immaginare la storia di una giovane donna che lascia tutto, la sua terra e i suoi cari, per cercare un avvenire migliore in America.  Ho tratto ispirazione dunque dal fenomeno dell’emigrazione siciliana che dalla fine dell’800 ha visto masse di milioni di meridionali attraversare l’oceano sfidando la sorte. Inoltre, ho vissuto parecchi mesi in Spagna e anche io, come la protagonista del disco, ho accarezzato svariate volte l’idea di lasciare tutto e iniziare una nuova vita lì”.

In otto tracce è delineato un percorso musicale studiato nei minimi dettagli che dichiara la personalità della Magro, artista dalla voce melodiosa e sicura, abile tanto nel lanciarsi in virtuosi vocalese, come ad esempio in Nightbird di E. Pieranunzi, quanto nell’assecondare senza barriere l’emozione di un tema-capolavoro qual è Beatriz di Edu Lobo. In Composit emerge forte il legame tra composizione e interpretazione: la musica e la parola si fondono, grazie a testi capaci di catturare l’essenza di ogni brano e diventare tutt’uno con la melodia, che negli arrangiamenti di Mazzarino è un elemento sempre al centro della scena, fra ricerca delle nota più efficace a dare luce a un accordo (e viceversa) e “ossessione” per l’incastro perfetto, quello e funzionale a fare dialogare meglio tutte le voci dell’ensamble. L’esperienza e il gusto raffinato della sezione ritmica composta da Alberto Fidone e Peppe Tringali concorrono a dare solidità e passione al sound complessivo, nel quale si inserisce la chitarra dagli echi  quasi rock del giovane Carlo Alberto Proto, musicista dalle grandi abilità tecniche e di spiccata sensibilità melodica, per il quale Mazzarino ha scritto alcune parti all’unisono con la voce di Giovanna Magro, forse fra le più caratterizzanti dell’intero lavoro.

L’album è stato registrato a Scordia (CT) da Vincenzo Cavalli nel suo Sonoria studio. Nessuna deroga insomma alla “sicilianità” dell’album, i cui lavori sono stati documentati in foto e video da un grande artista come il messinese Paolo Galletta. Composit è già disponibile nei negozi di dischi e sulle piattaforme digitali, un ascolto di qualità per un inizio d’autunno all’insegna della musica d’autore.

Ph. Paolo Galletta

Giovanna Magro

Giovanna Magro, classe 1994, è una talentuosa cantante e autrice originaria di Lentini (Siracusa). Laureata con lode in “Canto Jazz” presso il Conservatorio “A. Corelli” di Messina. Ha collaborato con diverse formazioni musicali legate al Conservatorio, esibendosi in importanti rassegne e festival musicali.

Nel 2013 ha partecipato al concorso “Sanremo Doc” durante il 64° Festival della canzone italiana e vincendo il premio per la “migliore tecnica vocale”.

Dal 2017 collabora con il chitarrista Carlo Alberto Proto, portando la loro musica su palcoscenici internazionali di prestigio quali: “Etna Jazz Club” (Biancavilla, Italia), “Teatro Antico” (Taormina, Italia), “Real Teatro Santa Cecilia”, Sicilia Jazz Festival (Palermo, Italia), Fundación ClasiJazz (Almería, Spagna), “Clarence Jazz Club” (Torremolinos, Spagna), “Gallo Rojo”(Siviglia, Spagna).

Dal 2021 ha iniziato a frequentare la scena Jazz spagnola, collaborando con rinomati musicisti e partecipando a importanti progetti orchestrali.

Ha ottenuto riconoscimenti come il 1° posto come “Miglior Solista Vocale” al “Festival Internazionale di Jazz Johnny Raducanu” in Romania e il 2° posto al “Concorso Nazionale Chicco Bettinardi” in Italia.“Composit” è il suo primo lavoro discografico, realizzato per Jazzy Records in collaborazione con il suo maestro e mentore Giovanni Mazzarino.

©2023 Jazzy Records

Composit

Giovanna Magro: voce, testi

Giovanni Mazzarino: pianoforte, composizione, arrangiamento

Carlo Alberto Proto: chitarra elettrica

Alberto Fidone: contrabbasso

Peppe Tringali: batteria

  1. Where do I start? (G. Mazzarino, G. Magro)
  2. Arborway (R. Pantoja)
  3. Nightbird (E. Pieranunzi)
  4. Glass mystery (T. Harrel)
  5. Shades (G. Mazzarino, G. Magro)
  6. Beatriz (E. Lobo, C. Buarque)
  7. Remember (S. Swallow)
  8. Bolivia (C. Walton)

Esce il singolo “Pinocchio’s blues” di Antonio Grillo Trio con un videoclip tra citazioni cinematografiche e suggestioni oniriche

Esce il singolo “Pinocchio’s blues” di Antonio Grillo Trio con un videoclip tra citazioni cinematografiche e suggestioni oniriche

La cover del singolo
Ph. Paolo Galletta

Il brano del gruppo calabrese ospita anche la tromba del top player salernitano Giovanni Amato.

Esce per Jazzy Records “Pinocchio’s blues”, singolo della formazione di musicisti calabresi capitanata dal chitarrista Antonio Rocco Grillo, con Tommaso Pugliese al contrabbasso, Francesco Scopelliti alla batteria e la partecipazione straordinaria di uno dei più importanti trombettisti del Jazz italiano: Giovanni Amato.  La composizione di Grillo anticipa il rilascio dell’album “DOVE”  ed è accompagnato da un videoclip che ironizza sul rapporto dell’uomo tra sogno, realtà, verità e menzogna. “Pinocchio’s blues” è un tema pervaso da un senso di giocosa ironia concepito quasi come gli scatti di un burattino. La tromba di Giovanni Amato, squillante e ritmata all’unisono con gli altri strumenti, si distende poi in un solo potente, apripista all’ingresso del leader e allo svolgersi circolare della musica, verso il ritorno al riff iniziale.

Il videoclip è stato girato nei boschi dei Monti Peloritani che cingono la città di Messina. Tra alberi, formicai brulicanti, minacciosi voli di uccelli scuri e grottesche figure che sarebbero a proprio agio in un Horror B-Movie, i tre musicisti vagano apparentemente senza meta con fare stralunato… è la realtà o Morfeo ha teso loro un tranello catapultandoli nell’incubo di qualcun altro? 

Ma al di là del gioco cinematografico e dei possibili infiniti significati legati alla favola del burattino di legno,  dei suoi sogni e delle sue vicende che lo trasformeranno da ramo di albero in uomo, il tema cardine della musica di Antonio Rocco Grillo e del suo trio è l’attaccamento alle radici. “Nulla si può fare senza tenere conto di ciò che è stato, anche e soprattutto nella musica Jazz”, racconta il chitarrista, “Ecco perché abbiamo sposato l’idea della Jazzy e del fotografo Paolo Galletta di realizzare le riprese foto e video in un bosco. Gli alberi e le loro radici ci rappresentano simbolicamente; nella vita, ma anche nella musica noi sentiamo un legame indissolubile con il passato che non dovrebbe essere mai perso”.

Tommaso Pugliese, Antonio Rocco Grillo, Francesco Scopelliti.
Ph. Paolo Galletta

©2023 Jazzy Records

Pinocchio’s blues

Antonio Rocco Grillo: chitarra

Giovanni Amato: tromba

Tommaso Pugliese: contrabbasso

Francesco Scopelliti: batteria

È possibile ascoltare Pinocchio’s blues in streaming su tutte le piattaforme digitali, in attesa che con i primi giorni d’autunno veda la luce anche l’album DOVE.

“Where do I start?” La cantante Jazz Giovanna Magro al suo esordio con una storia tutta siciliana

“Where do I start?” La cantante Jazz Giovanna Magro al suo esordio con una storia tutta siciliana

Giovanna Magro
Ph. Paolo Galletta

È uscito “Where Do I Start?”, il singolo dell’artista siciliana Giovanna Magro, tratto in anteprima dal nuovo album “Composit” featuring Giovanni Mazzarino. Il brano è ispirato alle storie delle donne siciliane protagoniste dell’emigrazione verso le Americhe, scommessa verso un domani migliore, fenomeno che portò anche alla nascita del Jazz.

“Where Do I Start” è il nuovo singolo della cantante siciliana Giovanna Magro. Il brano racconta in prima persona la storia di una giovane donna che si interroga sulla propria vita, che sogna di andare oltre l’orizzonte del consueto e del noto, come tante altre donne prima di lei, per cercare un’avvenire migliore.  Questa terra – la Sicilia – non fa per lei.

Spiega l’artista a proposito del brano e del testo da lei stessa composto: L’idea nasce da una composizione del Maestro Mazzarino, Shades (inserita nell’album Composit di prossima uscita), che mi ha ispirato la storia di una giovane donna che lascia tutto, la sua terra e i suoi cari, per cercare un avvenire migliore in America.  Ho vissuto parecchi mesi in Spagna e anche io, come la protagonista del disco, ho accarezzato svariate volte l’idea di lasciare tutto e iniziare una nuova vita lì”.  Magro si riferisce naturalmente al fenomeno della grande emigrazione verso gli Stati Uniti. Siamo agli albori del ‘900, la fame alimenta comunque la speranza e la vitalità di una gioventù che cambierà il mondo, anche facendo nascere il Jazz. Le navi in partenza d Palermo fra cui la Mongibello infatti, approdavano a New Orleans, città che accolse e mise in contatto tante genti provenienti da terre lontane, con lingue e culture diverse. La musica diventò presto uno strumento di comunicazione e integrazione importante che portò di fatto alla creazione  di una new thing, il Jazz. Come musicista figlia di una terra che ha fortemente contribuito alla nascita di questo movimento culturale, Giovanna Magro sceglie dunque di raccontare questa storia, accompagnata da una formazione che rappresenta l’eccellenza del Jazz siciliano contemporaneo: quello dei “senior” e quello delle nuove leve: il pianista e compositore Giovanni Mazzarino (suo maestro e mentore, anche arrangiatore dell’album) e l’eccellente sezione ritmica costituita da Alberto Fidone al contrabbasso e Peppe Tringali alla batteria, più il giovane e talentuoso chitarrista Carlo Alberto Proto. La voce melodiosa e cristallina di Giovanna Magro si fa spazio fra le note entrando nel racconto con delicatezza e allo stesso tempo con forza, evocando sentimenti e sensazioni lontani nel tempo ma che appartengono all’uomo ieri come oggi, epoca che vede la Sicilia non più terra di partenza, ma destinazione di tante persone che con speranza affrontano l’incognita di viaggi difficilissimi. Ricercate, eleganti e dall’appeal contemporaneo le armonie e i suoni del brano, che si sviluppa in un crescendo d’intensità che va poi a placarsi nei soli riflessivi di chitarra elettrica e pianoforte verso il climax finale della voce di Giovanna, un grido di libertà che squarcia l’orizzonte di tutte le storie delle donne che sognano, e da oggi anche il suo con questo prezioso singolo.

Carlo Alberto Proto, Giovanna Magro, Valentina Gramazio (Jazzy Records),
Giuseppe Tringali, Alberto Fidone, Giovanni Mazzarino.
Ph. Paolo Galletta

Giovanna Magro – Curriculum Artistico

Cantante, autrice, didatta, Giovanna Magro ha frequentato il Conservatorio “A. Corelli” di Messina, dove si è laureata e specializzata con lode in “Canto Jazz”.

Viene scelta per prendere parte alle formazioni “Corelli Jazz Band”, “Corelli Jazz Quartet”, “Quintetto Jazz Corelli”, con le quali, in rappresentanza del Conservatorio, si esibisce nelle rassegne musicali e nei festival “Riflessuoni” (Messina), “Borgo in Musica” (San Marco d’Alunzio, Messina), “Lune…di Jazz” (Marina del Nettuno, Messina), “102esima Stagione Concertistica Filarmonica Laudamo” (Palacultura Antonello, Messina).

Nell’estate del 2013 ha intrapreso un percorso artistico con la Star Production, diretta dal Maestro Franco Morgia (ex voce dei Beans). Questo progetto l’ha portata ad esibirsi con un brano Inedito scritto da Carmelo Morgia a Sanremo Doc, un concorso canoro con sede al Palafiori di Sanremo durante il 64° Festival della canzone italiana. In questa occasione ha avuto modo di conoscere svariati produttori discografici e i big della canzone italiana. E’ stata una grande soddisfazione per lei conseguire il premio “migliore tecnica vocale”

Dal 2017 collabora con il chitarrista Carlo Alberto Proto. Insieme hanno portato i loro progetti musicali su palcoscenici di caratura internazionale, quali: “Etna Jazz Club” (Biancavilla, Italia), “Teatro Antico” (Taormina, Italia), “Real Teatro Santa Cecilia”, Sicilia Jazz Festival (Palermo, Italia), Fundación ClasiJazz (Almería, Spagna), “Clarence Jazz Club” (Torremolinos, Spagna), “Gallo Rojo”(Siviglia, Spagna).

Dal 2021 frequenta la scena jazzistica spagnola, collaborando con musicisti quali Enrique Oliver, Julián Sánchez, Bori Albero, Víctor Jímenez Gómez, Miguel Moses, Javier Galiana, Javier Ortí. Si unisce all’ orchestra “Clasijazz BigBand Pro” in occasione dei concerti: Clasijazz BigBand Pro XIII – «Ramón Cardo Arrangements»; ClasiJazz Big Band Pro XVIII – «La música de Daahoud Salim»; ClasiJazz Big Band Pro XIX – «Mike Fletcher Music».

Si esibisce presso la “Fundación ClasiJazz” (Almería, Spagna) in qualità di leader, con il suo progetto “Seventies” interamente dedicato ad arrangiamenti personali di brani di Silver, Hancock, Swallow, Wheeler.

Si classifica al 1° posto come “Miglior Solista Vocale” al “Festival Internazionale di Jazz Johnny Raducanu” tenutosi a Braila (Romania), il 31.10.21.

Si classifica al 2° posto al “Concorso Nazionale Chicco Bettinardi”, tenutosi al Milestone Live Club di Piacenza (Italia), il 22.02.22.

Ha firmato un contratto con l’etichetta discografica indipendente “Jazzy Records”, per la quale ha registrato il suo primo disco da leader: “Composit – Giovanna Magro feat Giovanni Mazzarino”, in uscita in autunno 2023.

©2023 Jazzy Records

Where Do I Start?

Giovanna Magro: voce, testi

Giovanni Mazzarino: pianoforte, composizione, arrangiamento

Carlo Alberto Proto: chitarra elettrica

Alberto Fidone: contrabbasso

Peppe Tringali: batteria

Il brano è disponibile su tutte le piattaforme di streaming musicale dal 10 agosto. Distribuzione Believe Digital.