Memoria e trasformazione nei paesaggi artistici di Marchica e Buzzanca

Memoria e trasformazione nei paesaggi artistici di Marchica e Buzzanca

Dopo il positivo riscontro registrato ad Roma Arte in Nuvola, Giovanni Scucces accoglie nel suo splendido contenitore di arti ed eccellenze siciliane SACCA a Modica la mostra “L’Io, Noi e i Luoghi”. Protagonisti sono il talento e la visione artistica di due artisti in dialogo: Marilina Marchica (Agrigento, 1984) e Gabriele Salvo Buzzanca (Barcellona Pozzo di Gotto, ME – Venezia, 1986). Dato l’interesse riscosso in fiera, la galleria ha voluto inserire in programmazione una mostra basata su quel nucleo di opere e integrarlo con alcune novità. La mostra, inaugurata il 22 Febbraio scorso, è visitabile fino al 6 Aprile e la curatela è dello stesso Scucces, grande appassionato e imprenditore visionario che nulla lascia al caso.

Arte e paesaggio, un legame indissolubile

Le opere in mostra si concentrano sul rapporto tra l’uomo e il suo ambiente, un dialogo costante che si sviluppa sia sul piano personale (Io) che su quello collettivo (Noi). Il paesaggio, elemento cardine di questa esposizione, diventa così un testimone silenzioso delle nostre esistenze, riflettendo i cambiamenti sociali, culturali ed economici.

Il territorio non è solo uno spazio fisico, ma una stratificazione di memorie e identità che si trasformano nel tempo. Come sottolineato dal concetto di “non luoghi” elaborato dll’antropologo Marc Augé, la globalizzazione ha spesso portato alla perdita di identità degli spazi, generando ambienti anonimi privi di riferimenti storici e culturali. Questa tematica emerge chiaramente nelle opere di Buzzanca, in cui personaggi spaesati si muovono in scenari privi di riconoscibilità, e nei paesaggi evocativi di Marchica, che invece tenta di recuperare e preservare la memoria dei luoghi.

Astrazione e memoria: la poetica di Marilina Marchica

L’arte di Marilina Marchica si caratterizza per la capacità di condurre il paesaggio all’essenza più pura, attraverso una sintesi estrema che elimina il superfluo. Le sue opere, scarne di dettagli, trasmettono un senso di fragilità e poesia. L’artista utilizza materiali poveri o di recupero, come carte, ossidi minerali e terre, elementi che conferiscono alle sue opere una dimensione tattile, vissuta, materica. Le sue composizioni evocano la Sicilia, la sua terra d’origine, con i suoi altipiani assolati e le distese brulle che si dissolvono nell’orizzonte.

Un esempio emblematico del suo lavoro sono i “Landscapes”, paesaggi minimali e sospesi che incarnano luoghi dell’anima, capaci di risvegliare ricordi e sensazioni. Un altro ciclo significativo è quello dei “Frammenti”, in cui recupera e stratifica tracce del passato, come i calchi e i frottage realizzati a Poggioreale, piccolo borgo siciliano abbandonato dopo il terremoto del Belice.

Attraverso queste opere, Marchica si fa custode di memorie individuali e collettive e trasforma il processo artistico in un atto di conservazione e riscoperta del genius loci, che nella tradizione pagana degli antichi romani definiva l’anima, lo spirito buono o cattivo dei luoghi.

Scopri di più su Marilna Marchica: https://www.sacca.online/portfolio/marilina-marchica/

L’umanità sospesa nelle opere di Gabriele Salvo Buzzanca

Le opere di Gabriele Salvo Buzzanca esplorano la condizione umana attraverso una rappresentazione inquieta e straniante. I suoi personaggi appaiono turbati, svuotati, quasi attoniti: figure intrappolate in un’esistenza che non ammette debolezze né fallimenti. Immersi in scenari vaghi e indefiniti, talvolta irreali, sembrano sospesi tra un presente alienante e un futuro incerto.

I volti delle sue figure non si rivolgono mai direttamente allo spettatore, come se volessero evitare un ulteriore confronto con una realtà opprimente. Sono maschere pirandelliane, strumenti di difesa contro una società sempre più virtuale, edulcorata e disumanizzante. Ma al tempo stesso, sono i volti di uomini e donne comuni, travolti dall’ansia di un futuro che appare sempre meno attraente.

Il contrasto tra illusione e realtà è un elemento ricorrente nel lavoro di Buzzanca. I suoi paesaggi, dai colori accesi e dalle tonalità talvolta innaturali, evocano un mondo esteticamente attraente, quasi idilliaco. Tuttavia, dietro questa patina di perfezione si nascondono insidie e inquietudini, riflessioni sui temi più attuali della società contemporanea. In altre opere, invece, emerge una sensazione di sospensione, come se tutto fosse in attesa di un cambiamento imminente.

Buzzanca trasforma il paesaggio in uno specchio emotivo del nostro tempo, un luogo in cui si riflettono ansie, aspettative e trasformazioni. Una visione che richiama le parole del filosofo Henri-Frédéric Amiel: “Qualsiasi paesaggio è uno stato d’animo”.

Scopri di più su Gabriele Salvo Buzzanca: https://www.sacca.online/portfolio/gabriele-salvo-buzzanca/

Tutto quello che c’è da sapere sulla mostra

L’esposizione rimarrà aperta fino al 6 aprile 2025 presso la galleria SACCA di Modica. Un appuntamento consigliato a tutti gli appassionati di arte contemporanea e a chiunque voglia immergersi in un viaggio visivo e concettuale tra passato, presente e futuro e scoprire due grandi talenti dell’arte contemporanea siciliana.

📍 Dove: galleria SACCA, Modica (RG), via Sacro Cuore 169/A
📅 Quando: fino al 6 aprile 2025
🎨 Artisti: Marilina Marchica e Gabriele Salvo Buzzanca

www.sacca.online

Modica è il posto giusto per la fotografia di Ruggero Ruggieri

Modica è il posto giusto per la fotografia di Ruggero Ruggieri

Modica, cuore nobile della Sicilia barocca, accoglie in questi giorni a Palazzo De Leva “This Must be the Place”, mostra del fotografo Ruggero Ruggieri. Inaugurata il 12 ottobre e visitabile fino a domenica 27, il progetto indaga l’anima più profonda dell’uomo e del mondo che lo circonda.

“This Must Be the Place”: il titolo della mostra è un omaggio al film di Paolo Sorrentino interpretato da uno Sean Penn trasfigurato nell’icona anni ’80 Robert Smith della band The Cure e ci racconta già molto dell’intento narrativo di Ruggero Ruggieri, fotografo trevigiano con radici modicane, protagonista di un’importante mostra in uno degli indirizzi più affascinanti di Modica, Palazzo de Leva. Tuttavia qui ci troviamo di fronte a una doppia citazione, perché “This Must be the Place” è a sua volta il titolo del brano che David Byrne scrisse nel 1983 per i suoi Talking Heads. È un ben orchestrato gioco di specchi insomma: le impressioni emotive del passato creativo, folle e visionario targato anni ’80, si riflettono e si moltiplicano in una serie di nuove immagini che tracciano un percorso di introspezione, dove la manipolazione fotografica operata da Ruggieri diventa una porta per accedere a significati altri. Lo sottolineano egregiamente le parole del curatore di questa esposizione, Giuseppe Cicozzetti:

“La fotografia di Ruggero Ruggieri, dopo che l’osservatore ha superato ogni naturale vertigine, spiega come le manipolazioni siano un elemento funzionale alla ricerca visuale. Non c’è dubbio che l’autore, la sua ricerca lo dimostra, si scosti dalla semplice raffigurazione del reale e che trasformi un dato, un dettaglio, un volto per inserirli in un quadro concettuale. La realtà dunque ne esce trasfigurata, piegata alle intenzioni del fotografo.

Con questa mostra modicana Ruggieri celebra due decenni di carriera dedicata alla fotografia come ricerca dell’essenza; Giuseppe Cicozzetti ha saputo valorizzare la complessità di questo lavoro, contestualizzandolo nel più ampio percorso dell’autore, sottolineando come le sue fotografie non siano semplici rappresentazioni della realtà, ma piuttosto uno strumento di indagine esistenziale, in cui ciascuno può ritrovare frammenti di sé e del proprio vissuto. Attraverso scatti che catturano l’ordinario, il quotidiano, la notte, l’artista ci invita a riflettere su ciò che siamo e su ciò che ci circonda. L’identità, tema centrale dell’esposizione, è declinata in mille sfumature. Non si tratta solo dell’identità individuale, ma anche di quella collettiva, di quella di un luogo, di una cultura. Dal testo critico del curatore:

Ruggero Ruggieri è abile a evitare le trappole che possano accostarlo a una fotografia piana: i suoi dubbi circa l’identità, gli stessi che girano intorno al trono del “chi siamo”, sono i nostri e non se ne allontana: il terribile e il grandioso si uniscono per convincerci che siamo altro da quello che vediamo nel riflesso di uno specchio, che l’identità altro non è che un apparato liquido, pronto a mutare. 

Le immagini di Ruggieri, oltre la semplice rappresentazione visiva, ci spingono a interrogarci sul senso del tempo, della vita, dell’esistenza stessa. Può una fotografia porci una domanda? Certamente sì, anzi è il suo compito: This Must be the Place?

la locandina della mostra

Immagini dal Vernissage del 12 ottobre

Fotografie di Francesco Pitino scattate durante l’inaugurazione della mostra di Ruggero Ruggeri a Palazzo De Leva , Modica, pubblicate per gentile concessione dll’autore

Chi è Ruggero Ruggieri

Ruggero Ruggieri è un artista di fama internazionale, le cui opere sono state esposte in prestigiose gallerie e musei. La sua partecipazione a numerose mostre collettive e personali in Italia e in Europa, nonché la presenza delle sue fotografie nella collezione permanente del Museo della Fotografia di Charleroi, testimoniano il suo talento e la sua capacità di emozionare il pubblico.
La mostra a Modica è un’occasione unica per immergersi nel suo mondo visionario. un’esperienza che non può mancare per tutti gli appassionati di fotografia e per coloro che desiderano intraprendere un viaggio alla scoperta di sé stessi.

Info utili per visitare la mostra

RUGGERO RUGGIERI – THIS MUST BE THE PLACE

Dove: Palazzo De Leva, via De Leva 14, Modica
Quando: fino al 27 ottobre
Orari: dal giovedì alla domenica, 17:00-20:00
Ingresso: gratuito

Modica 1693: Urbanistica e ricostruzione

Modica 1693: Urbanistica e ricostruzione

Comunicato stampa.

Sabato 25 Novembre, presso la Fondazione G.P. Grimaldi, si terrà un convegno con uno sguardo al passato (il sisma del 1693, evento catastrofico fissato indelebilmente nella memoria e nella coscienza collettiva della Sicilia, che sconvolse l’assetto del Val di Noto sotto il profilo urbanistico – e non solo), al presente e al futuro.

Il 1693 segna un punto zero per l’assetto dei centri urbani del Val di Noto.

La ricostruzione dopo il trauma del sisma esige un nuovo ordine, che si esplica in modalità diverse e si fonda su opzioni differenti, a partire dalla scelta del sito di ricostruzione.

Noto rappresenta il modello della dis-locazione; altre città, come Modica, saranno ricostruite  con criteri nuovi, sia sotto il profilo strutturale che urbanistico, nel sito del precedente insediamento, quasi in segno di sfida alla Natura Matrigna.

Il Convegno propone una riflessione collettiva sulle scelte urbanistiche del passato, che necessariamente orientano il presente e il futuro di questa Città .

Il Convegno è organizzato dal Centro Studi, Documentazione e Ricerca sui Rischi (Presidente: Antonio Pogliese) e dalla Fondazione Salvatore Calabrese – ETS Modica (Presidente: Luigi Calabrese), con il supporto del Lions Club Modica, degli Ordini Professionali degli Architetti e degli Ingegneri della Provincia di Ragusa, dell’Associazione ProModica 1977 APS, dell’Antica Dolceria Bonajuto, della Fondazione Giovan Pietro Grimaldi (Presidente: Salvatore Campanella) e del Comune di Modica.

Interverranno :

  • Bruno Messina ed Emanuele Fidone, Professori Ordinari di Composizione Architettonica ed Urbana presso l’Università di Catania;
  • Orazio Caruso, Architetto;
  • Piero Martello, già Presidente Sezione Lavoro Tribunale di Milano, Direttore della Rivista Lavoro Diritti Europa;
  • Orazio Licciardello, Professore Ordinario di Psicologia Sociale presso l’Università di Catania;
  • Giuseppe Scannella, Architetto